Visualizzazione post con etichetta 1915. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 1915. Mostra tutti i post

1 febbraio


1942
Oltraggiosa rimonta


Sul terreno di casa, cioè al Praterstadion di Vienna, tutti si aspettano che la Grande Germania faccia a polpette la Svizzera. Tanto più che, nell'undici del Reich, nove pedatori sono prelevati dal Rapid, dall'Admira, dall'Austria di Vienna. Gente famosa, che ha militato nel Wunderteam: Sesta, Mock (con fascia di capitano), Schmaus. C'è anche un giovanotto di Kaiserslautern (Fritz Walter, nella foto), ma i viennesi sono privi di stimoli. La Svizzera va sotto e oltraggiosamente rimonta.
Tabellino


1915
The Magician


Nasce, ad Hanley (Staffordshire), Stanley Matthews. Il paese è in guerra, il futuro è anche per lui tutto da immaginare. Così, prende un pallone e gioca fino a cinquant'anni: nello Stoke City, poi nel Blackpool, poi ancora nello Stoke. E nel'Inghilterra, prima e dopo l'altra guerra. Era un'ala, il mago del dribbling. Troppo veloce per tutti. Per taluni, fu proprio a causa del mito corrente di Matthews che il calcio d'Oltremanica mantenne prestigio ma vinse qualcosa solo dopo che lui smise di seminare avversari e crossare palloni.
Vai allo speciale di Eupallog

1937
La lunga notte di Baires

Argentina e Brasile tornano in campo. Spareggio. Il match - riferiscono le cronache - inizia alle 21.45 e termina all'1.20. Certo, si va ai supplementari. Ma ciò che ha allungato la notte del Gasómetro furono le intemperanze del pubblico. Soprattutto, pare, di trecento poliziotti brasiliani (brasiliani? già) che contribuirono ad alimentare il disordine. Baires all'alba finalmente esplode di festa, e l'eroe è un esordiente: Vicente de la Mata (nella foto). Due gol, il destino nel nome.



1969
Goleador senza aggettivi

Nasce, ad Avellaneda, Gabriel Omar Batistuta. Voleva giocare a volley o a basket, e usare le mani. Scopre il football da maggiorenne o quasi. Chi l'avrebbe detto: il suo talento era nei piedi, possedeva istinto e doti da goleador senza aggettivi. L'amore per il gioco lo prese a tal punto da comprometterne la salute. Ora quell'idolo degli stadi non può più correre, e cammina a fatica. "Forse se tornassi indietro starei più attento a me stesso, ma alla fine neanche troppo. Mi piaceva segnare, sentire il boato del pubblico".


1989
La legge di Bosman


Quella di John, centravanti olandese (bravo, ma coevo di Van Basten) e di varie squadre olandesi ma anche del belga Mechelen, e non quella del belga Jean-Marc, giocatore dello Standard. La sentenza di John, mentre gioca per i belgi, si abbatte sugli olandesi del PSV nella finale d'andata della Supercoppa d'Europa. Doppietta e coppetta pressoché assicurata. Dura lex sed lex.
Cineteca

31 gennaio

1915
Il giorno dei fratelli Cevenini

Aldo e Luigi (nella foto), entrambi del Football Club Internazionale Milano, giocano insieme per un'unica volta in maglia azzurra. Luigi è all'esordio, Aldo ai saluti - la nazionale italiana tornerà al calcio solo nel 1920. La partita è in programma allo Stadium di Torino, avveniristico ma per l'occasione semi-deserto. Test-match gelido contro la Svizzera, l'arbitro è un genoano, componente della commissione tecnica italiana. Agevole tre a uno. Il tabellino è uno stato di famiglia: due gol Luigi, uno Aldo.
Tabellino

1932
La fretta di Peppino

Serie A, 18ma giornata. Il Casale si reca all'Arena con l'animo leggero di chi galleggia nelle placide acque del centroclassifica. L'Ambrosiana, invece, ha parecchio terreno da recuperare rispetto a Juve e Bologna, e ambizioni quasi ridimensionate. Meazza, pur rinvigorito da due settimane di vita sana sui monti, non è in condizioni brillanti, ma sgomma e infierisce. Tripletta nel primo tempo, poi cala: malinconico pomeriggio per il portiere dei nerostellati, Vincenzo Provera (foto).


1944 
Dallo scudetto ad Auschwitz

"Mi sembra si chiamasse Weisz, era molto bravo ma anche ebreo e chi sa come è finito" (Enzo Biagi). L'allenatore pluriscudettato dell'Ambrosiana-Inter e del Bologna finisce i suoi giorni ad Auschwitz; muore della morte di cui lì si era soliti morire. Morte e oblìo; solo di recente, e giustamente, ci si è ricordati di lui. Era ungherese, di Solt: "sapeva e capiva di calcio come pochi" (Gianni Brera).
Profilo | Il libro di Marani 



1954
Il capitano olimpico

Si spegne, a Ealing, Vivian Woodward. Chi era? Semplicemente il capitano del football team britannico alle Olimpiadi del 1908 e del 1912. Le due sole competizioni internazionali (escludiamo ovviamente dal novero la British Championship) che gli inglesi potevano rivendicare prima del '66. Giocò nel Chelsea e nel Tottenham, ma con la casacca albionica fece davvero parecchi gol. Così tanti, che si dovette aspettare l'epoca di Lofthouse e di Finney per espungere il suo nome dagli albi statistici correnti.


1965
Oronzo ammutolisce HH

Il Mago porta la truppa in gita in Puglia, e Oronzo Pugliese (nella foto) imbandisce un'accoglienza festosa. Non è solo folklore, al Zaccaria. I bravi mercenari veneti e toscani reclutati dal Foggia fanno vedere i sorci verdi ai bauscia. Abbuffata di gol nel secondo tempo, l'Inter perde e va a meno sette dal Milan. Campionato in archivio, si pensava. Però ci sono ancora quindici partite in cartellone, il thriller è solo alle battute iniziali.
Tabellino


1987
Lineker cortó tres orejas

La stampa catalana inorgoglisce, il Barça ha insegnato calcio alla scolaresca madridista. La stagione di Gary Lineker (foto), la prima in blaugrana, ne conferma le abilità di gran scorer: insacca due palloni all'inizio del primo e un altro all'alba del secondo tempo. Poi Valdano e Hugo Sanchez mettono un po' di zucchero sul risultato. Tre a due, barcellonisti a più tre in classifica. "Victoria epica" (Mundo Deportivo) e illusori progetti di fuga.

11 novembre

1915
Milano secondo

Suo fratello era il capitano della Pro Vercelli, e anche lui militava nella Pro,  in famiglia si mietevano titoli ogni anno. Sapeva giocare bene al pallone. Sapeva attaccare e difendere, indifferentemente. Ma poi arrivò la guerra. Andò al fronte, in fanteria. Si è ancora ragazzi, e le probabilità di tornare a casa vivi non sono poi tante. Felice Milano,  fratello di Giuseppe, dal quale lo distingueva un ordinale (Milano II), morì a Zagora, l'11 novembre del 1915, in una delle tante battaglie combattute sull'Isonzo, a ventiquattro anni.
Profilo


1987
Il colpevole

Il portiere dello Rijeka, Mauro Ravnić, esce alla fine del primo tempo e la maglia della nazionale jugoslava non la indosserà più. Mai più. E' chiaramente lui, il colpevole. Ha dovuto rispedire a centrocampo la bellezza di quattro palloni in venticinque minuti. E nella partita decisiva. "Battiamo gli inglesi e andiamo in Germania", era l'ordine di Ivica Osim, uno di coloro che nel '68 fecero tremare l'Italia nella finale del campionato d'Europa e che adesso siede in panca. "Sarà mica così difficile vincere contro l'Inghilterra", avrà mormorato tra sé e sé. Difficile dire se avesse ragione o meno. Certamente, una compagine di rango non dovrebbe prenderne quattro, e soprattutto non in casa, lasciando che il match sia chiuso già prima della metà del primo tempo. Ora, immaginate i trionfalismi della critica british. Lasciate che suonino le loro trombe, arriverà l'estate, e il pallone si sgonfierà rapidamente, come al solito: maledetto football!