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21 gennaio

1901
El Divino

Nasce, a Barcellona, Ricardo Zamora. "Lo chiamavano el Divino. Per vent'anni fu il miglior portiere del mondo. Gli piaceva il cognac e fumava tre pacchetti di sigarette al giorno e qualche sigaro" (Eduardo Galeano, Splendori e miserie del gioco del calcio, p. 43). Giocò nel Barça, nell'Espanyol e nel Real, ma fu campione di Spagna solo con i Blancos. Poi allenò anche l'Atletico Madrid.
Pentavalida




1926
Quelli che fecero l'Italia

Un breve necrologio appare sul Corriere del 22 gennaio, in sesta pagina. In basso. "In una casa di salute di via Lamarmora è morto ieri sera Umberto Meazza, socio fondatore dell'Unione Sportiva Milanese e uno dei pionieri dello sport calcistico italiano". Avvocato, ex giocatore, ex ginnasta, ex alpinista, Meazza (nessuna parentela con Peppino) fu il primo CT della nazionale italiana. Selezionò i 22 giocatori fra i quali sceglierne 11 da opporre alla Francia il 15 maggio 1910. Nel 1911 contribuisce a fondare l'Associazione degli arbitri italici. Già: ha fatto anche l'arbitro. Figura di grande rilievo nella protostoria del football nostrano. Se ne andava a soli 44 anni.


1968
Le dieu du football congolais

La Coppa delle nazioni d'Africa, con questa edizione disputata in Etiopia, stabilizza la propria frequenza. Contro i pronostici, il trofeo è sollevato dalla Repubblica del Congo, che in finale regola il Ghana, favorito e detentore del titolo. Basta un solo gol, e lo segna Pierre Kalala Mukendi (nella foto, a distanza di anni dall'evento), signore del calcio africano nei 1960s: "dans beaucoup de matches que j’ai joués, je crois que j’étais l’homme à abattre, mais je sortais toujours vainqueur". Consapevole immodestia.
Tabellino | Highlights | Kalala (profilo)


1970
Un quarto d'ora di celebrità

Per la quarta stagione consecutiva la vita del Napoli in Coppa delle Fiere si estingue negli ottavi di finale. Il vantaggio di una rete conseguito all'andata non è sufficiente a impedire la rimonta dell'Ajax. I lancieri hanno tuttavia faticato per archiviare la pratica. Le bizze di Cruijff (s'è già stufato di guadagnare due soldi ad Amsterdam) e l'ordinata difesa partenopea trascinano il match ai supplementari. Rinus Michels dispone però di un'arma letale e decide di metterla in campo: si chiama Ruud Suurendonk (nella foto). Potrà raccontare d'esser stato uno dei pochi (forse l'unico) capaci di segnare tre gol a Dino Zoff in un quarto d'ora. 



17 gennaio

1926
Piacere, Plánička

Al Motovelodromo di Corso Casale, in Torino, l'Italia affronta la Cecoslovacchia, che secondo la stampa torinese è "la più forte équipe calcistica del continente". Naturalmente, l'argomento è buono per ingigantire un'eventuale vittoria degli azzurri. Infatti. Finì tre a uno, e il migliore dei cechi fu un giovane ed esordiente portiere: František Plánička (foto). "Fino all'eroismo, fino al rischio di averne gli arti e il capo vulnerato. Il senso della posizione e della tempestività hanno brillato in questo giocatore che si è battuto leoninamente. Egli è stato grande. E a lui la sua squadra deve se il bagaglio dei punti non è salito a una numerazione ... iperbolica. Se della sua classe fossero stati i compagni, noi avremmo registrato ben altro risultato. Ma sulla base dei 'se' non è il caso di arzigogolare. Il suo eroismo ha salvato la squadra da una disfatta, non da una sconfitta che non poteva non essere meritata". In effetti, il boemo era destinato ad imporsi come uno dei grandi interpreti del ruolo nella storia del football

1942
Il buongiorno si vede dal mattino?

Ecco che sbuca sul prato Tomás Soares da Silva, col tempo lo chiameranno "Zizinho" (foto). E' il suo battesimo con la maglia della Seleçao, per la quale giocherà più di cinquanta partite. Considerato tra i migliori attaccanti nella storia del calcio brasiliano, sarà anche lui protagonista del maracanaço. Il buongiorno si vede dal mattino? Nel giorno del suo esordio, il Brasile perse due a uno con l'Argentina: all'Estadio Centenario di Montevideo, ed era la seconda partita del Brasile nel Campeonato Sudamericano.



1943
Ultima razzìa al Filadelfia

Nonostante "una superiorità meglio della quale non si può immaginare in una partita di calcio" (Monsù Poss, 'La Stampa'), il Toro viene sconfitto dall'Ambrosiana Inter sul proprio campo. "Metà salamandra e metà riccio, la squadra nerazzurra non brucia al fuoco dell'azione granata e vince con tre reazioni che lasciano il segno (Mario Zappa, Gazzetta dello Sport). Doppietta di Gaddoni (foto), onesto giugadùr e nulla più. Errori difensivi ed errori arbitrali, "ambiente in subbuglio", aggiungono le cronache. Lezione appresa. Fino a dopo Superga, nessuna squadra espugnerà più il Filadelfia.


28 settembre

1926
Inizia il romanzo del Wunderteam

Nello stadio dello Sparta, a Praga, Cecoslovacchia e Austria si affrontano in un'amichevole di lusso, tra un anno inizieranno le partite della Coppa Internazionale, vanno messi a punto il gioco e le rose più affidabili. Sono molto giovani quelli che scendono in campo, c'è qualcuno all'esordio, i più hanno ancora poca esperienza in partite di questo tipo. Ma è gente che, di strada, ne farà parecchia. Pedatori che, di qui a qualche anno, saranno e saranno unanimemente considerati tra i migliori del mondo. Qualche nome? Beh, per esempio František Plánička, portiere dei cechi, al suo quarto gettone; Antonín Puč, punta di diamante dello Slavia, alla sua seconda presenza. Tra gli austriaci c'è il battesimo di un esile ventitreenne, gioca ancora nel Fussball-Klub Austria (di Vienna, naturalmente). Si chiama Matthias Sindelar, e ci mette meno di mezz'ora a far capire che non è e non sarà una meteora. Segna il gol del vantaggio, finirà due a uno per gli austriaci, e il romanzo del Wunderteam trova subito il suo filo conduttore. Hugo Meisl, in panchina, ha già la mente proiettata nel futuro.
Tabellino


1966
Vengo a prenderti stasera ...

Serata tiepida, sciopero dei mezzi pubblici, rivincita di Sunderland, niente tivù, o forse sì, campioni d'Italia (Inter) contro campioni sovietici (Torpedo), sfida affascinante, sedicesimi di andata di coppa, San Siro è bello pieno. Ma la partita è moscia, e nel primo tempo i russi beccano un palo. Partita dura, difficile. Nell'intervallo chiediamo a Monsù Poss un parere. "Le offensive dei neroazzurri sono state più incisive, mentre quelle dei sovietici hanno avuto un carattere più riservato. Comunque, l'impressione che ha lasciato questo primo tempo chiusosi in bianco è che la squadra moscovita non sia una di quelle alle quali sia possibile infliggere una quantità rilevante di punti". Già. Sono tosti. Poi nel secondo tempo i milanesi passano. Un autogol, certo, ma una bella azione, vero Monsù? "Sì. L'azione in sé era stata bella e meritevole ed era stata dovuta ad una fuga di Suarez che aveva concluso la sua azione con un bel centro; Mazzola aveva tirato, con un tiro né troppo forte né troppo preciso, e il portiere stava per impadronirsi della palla quando Voronin, combinazione uno degli uomini più in vista della squadra sovietica, venne ad interporre un piede sul tiro, deviandone la traiettoria fuori della portata del portiere sovietico" (foto). Troppi sovietici in campo, e il pallone è uno solo. In ogni caso, la sfida finisce qui. Ah no, c'è ancora un palo di Picchi (uno dei due pali difesi da Sarti, dunque un quasi-autogol). Impressione generale, Monsù? "L'impressione generale è che una rete di vantaggio non basti ai neroazzurri di Milano per superare il turno". Sempre ottimista, il turineis.

25 luglio

1926
L'ungherese

Ha una chance, non può sapere che non ce ne sarà un'altra. Deve portare i suoi uomini al secondo titolo, sono passati vent'anni dal primo. E inoltre, anche lui è a corto di successi. L'ultimo risale a ben prima della guerra, a quando giocava (segnando valanghe di reti) nell'MTK di Budapest. Oggi, Jenő Károly (foto), allenatore della Juventus, vorrebbe vedere i suoi all'assalto del Bologna sul campo di Corso Marsiglia, è il ritorno della finale, basta una vittoria, anche di scarto minimo. Non è lucido, forse sbaglia qualche mossa. E' agitato. La Juve ha paura, anche il Bologna ne ha. Nemmeno un gol, occorrerà uno spareggio. A Milano. Domenica prossima. L'ungherese non ci sarà. Un infarto, il 28 luglio, lo priverà della vita e di una grande soddisfazione sportiva.
Tabellino | Il pallone racconta