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24 settembre

1939
Il Professore

L'Ungheria filo-nazista ospita la rappresentativa del Reich, che nel 1939 ha già propagandisticamente giocato un considerevole numero di partite, tutte prive di vero significato agonistico. I magiari sono in giornata di vena, e lo è soprattutto Gyula Abel Zsengellér, implacabile cannoniere dell'Ujpest. Conosce parecchie lingue, perciò lo chiameranno - in Italia, quando verrà a spendere gli ultimi spiccioli di una gloriosa carriera - 'Il Professore', e dunque avrà senz'altro compreso e replicato come si deve ai discorsi dei difensori austro-tedeschi, tant'è che mise a segno una tripletta. Gli capitava spesso, di infierire sugli avversari; o taceva, o era assalito da una formidabile logorrea del gol. Per la cronaca, finì cinque a uno, e si può immaginare quanta fatica nel rapporto alle autorità debba aver sprecato il buon Sepp Herberger per giustificare l'indolenza pedatoria dei suoi.
Tabellino

1958
La dote della Signora

Anche la Juventus può assaggiare la Coppa dei campioni; al Comunale, gremito, ospita gli austriaci del Wiener Sport-Club. Partita facile? Sembra, visto che in capo a due minuti Sivori apre le danze. Ma i bianconeri faticano, cadono migliaia di volte nelle trappole del fuorigioco seminate qua e là dagli avversari, subiscono il pari, poi altre due leziose ma efficaci giocate del Cabezòn restituiscono entusiasmo al pubblico e prospettive al cammino europeo. La critica, tuttavia, non è appagata: né dal risultato, né dal gioco. Monsù Poss fa gli scongiuri - reputa poco rassicuranti i due gol di vantaggio, in vista del retour-match. Suvvia, può la Juve di Boniperti Sivori (foto) e Charles temere una trasferta a Vienna in queste condizioni? Potrà scialacquare la dote costituita da un buon tre a uno? Vedremo, manca solo una settimana.

20 luglio

1939
Peppino a Helsinki

Non era mai andato cosi lontano: una gita a Helsinki, con soste a Berlino e a Riga. A Tallin il traghetto, quattro ore di mare, i più giovani hanno fatto brutte figure. Che posto strano, la Finlandia, il sole non tramonta mai. La partita. Doveva essere una passeggiata, a sentire i nordici, ma non è stata così. Tre a due, tripletta di Silvione Piola, trenta partite consecutive senza sconfitte, ma ormai "nessuno regala nulla alla squadra italiana" (Monsù Poss). Insomma, una bella scampagnata, ora si torna e si va in vacanza; anzi in viaggio di nozze, tra qualche giorno il Peppin legittimamente convola. Già: sono gli ultimi giorni di vita tranquilla. Il matrimonio, poi il "piede gelato", poi la guerra, poi (addirittura!) il Milan. Se ricordiamo questa partita, è perché fu l'ultima che Peppino Meazza giocò con la maglia azzurra. Ma nessuno, allora, poteva saperlo.
Tabellino


1952
La partita che fu un atto politico dello Stato

Olympic Games 1952. Qual è lo stato d'animo dei pedatori sovietici prima dell'atteso match con la Jugoslavia? Lo si può immaginare, se è vero quel che raccontò un giornalista della Pravda: "Alla nostra ambasciata arrivò un telegramma firmato I. V. Stalin, nel quale egli spiegava ai nostri calciatori la portata della responsabilità che incombeva sulle loro spalle. Il compito loro affidato era di natura politica. Nel telegramma si ricordava lo stato delle relazioni tra URSS e Jugoslavia. La partita che li attendeva non rappresentava semplicemente un evento sportivo, ma assumeva il significato di un atto politico dello Stato". Altro che 'spirito olimpico'. Insomma, i rossi sono obbligati a vincere. Non ci riescono. Ma sono protagonisti ugualmente di una specie di miracolo: rimontano quattro gol di svantaggio nell'ultima mezz'ora, e si guadagnano una seconda possibilità. Cinque a cinque e, dicono tutti, è stata la partita più incredibile del Novecento.

1966
Spettatori non paganti

Il giorno dopo il funesto, inaspettato, incredibile, inaccettabile, insopportabile, inesplicabile, inimmaginabile naufragio della corazzata azzurra sullo scoglio coreano, il paese è in subbuglio. Lutto nazionale. Il più lucido è Vittorio Pozzo: "ci vuole un po' di coraggio per dichiararsi sorpresi da quanto avvenuto". Le Camere forse rimangono aperte, ci sono varie interrogazioni presentate da deputati e senatori di tutti gli schieramenti, nessuno (o quasi) escluso; quali sono le ragioni degli "umilianti risultati che hanno sollevato una vastissima ondata di deludente amarezza all'interno e posto il mondo sportivo italiano in condizioni di estremo disagio all'estero"? Dovrebbe rispondere il Ministro del Turismo e dello Spettacolo - in effetti, gli azzurri hanno fatto i turisti in Inghilterra, ma di spettacolo ne hanno dato pochissimo. Il tema di fondo è sempiterno: non è che questi nostri modestissimi pedatori guadagnano troppi quattrini? Lo scafato Franco Evangelisti (foto), onorevole democristiano di stretta osservanza andreottiana e presidente dell'Associazione Sportiva Roma, dal canto suo, minaccia una anti-interrogazione, il Ministro non dovrebbe rispondere ai "vari parlamentari che, da spettatori non paganti, si sono improvvisamente eretti a censori e moralizzatori". E come dargli torto, in fondo? Chist'è o paese d' 'o sole, chist'è o paese d' 'o mare.


  • Vedi anche le partite del 20 luglio in Cineteca

17 marzo

1977
Ove si narra di come sfiorì l'egemonia del Bayern in Europa

Verso la fine del primo tempo - a coronamento di una pressione ossessiva, con i tedeschi rintanati nella propria area di rigore - potrebbe esserci la svolta. Roth, il mastino, che è infinitamente meno veloce di lui, lo mette giù, e l'arbitro mostra il gesso al centro del box: il pallone dev'essere piazzato proprio lì. Oleg non si è fatto male nonostante l'impatto con quel carro armato. Il rigorista è lui. Non è una bella esecuzione. Lenta e nemmeno troppo angolata. Il gatto riesce a intercettare la sfera e a deviarla sul palo, poi la sfera torna indietro, gli rimbalza sul capoccione e finisce in calcio d'angolo. I centodiecimila del Zentralstadion, a questo punto, sono quasi rassegnati. Quel solo gollettino subito a Monaco è un macigno che resterà sulla strada per tutta una lunga serata. Ma l'undici di Lobanovski è refrattario alla depressione. Insiste, si avventa, è come vento gelido che penetra da ogni fessura. Un gol annullato, ancora un palo. Ancora un rigore, però, negli ultimi minuti, quando i bavaresi non hanno più fiato nei polmoni e forza nelle gambe. Oleg rimane a guardare, così tocca a un ebreo di Odessa, Leonida Burjak (foto), pareggiare i conti. Prima della fine - a questo punto logico e atteso -, arriva il colpo di grazia. Finisce l'egemonia dei panzer sulla Coppa dei campioni. E' durata tre anni, come quella dell'Ajax. Il Kaiser non sopporta la perdita del regno, e ha già prenotato l'aereo per gli States. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore.
Tratto da Michele Ansani, Lenta può essere l'orbita della sfera


1888
Il tabù infranto

Agli albori della British Championship e dei confronti tra le rappresentative delle isole, la Scozia non pareva battibile fra le mura amiche. Dopo lo zero a zero rimediato dagli inglesi nel 1872 - era la prima sfida ufficiale in assoluto, giocata tra 'nazionali', nella storia del football -, toccavano a tutti soltanto sonore sconfitte. Goleade spesso tennistiche. Tutti i tabù vengono infranti, prima o poi. Ad Hampden Park (foto), nel match che sostanzialmente vale la Championship, i leoni d'Inghilterra passano trionfalmente il 17 marzo del 1888: cinque a zero.
Tabellino

1939
L'eterna giovinezza

Nasce, a Cusano Milanino, il Trap. Giovanni Trapattoni. Grintoso pedatore del Milan e, nella sua seconda ed eterna giovinezza, il più pragmatico degli allenatori. Considerato, a torto o a ragione, l'interprete massimo del 'gioco all'italiana' (catenaccio e contropiede), ha vinto quasi tutto quello che si può vincere, continuando a farlo quando ha deciso di vagare un po' per l'Europa. "Non conta quello che ho ottenuto fino a ieri, ma quello che potrò fare domani".


1972
Le illusioni dei Gunners

I quarti di Coppa dei Campioni hanno in programma un succulento confronto tra Ajax e Arsenal. I Gunners sono alla prima partecipazione, ma anche reduci da un clamoroso double, e due anni prima si erano aggiudicati la coppa fieristica facendo fuori proprio gli ajacidi in semifinale. E così si erano presentati all'Olympisch Stadion, per la gara di andata, con non poca fiducia, tant'è che dopo un quarto d'ora andarono in vantaggio con un gol del giovane, promettentissimo Ray Kennedy. I lancieri poi avevano rimontato, due a uno. E ora? Meglio una gita all'inferno piuttosto che ad Highbury, in queste condizioni. Ma Eupalla ha un debole per Johan, com'è noto, e l'Ajax dovrà cantare almeno tre volte, prima che lui ne lasci la maglia. E così, basta un autogol di George Graham al quarto d'ora, e olandesi in semifinale.
Cineteca




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