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12 giugno

1910
La coppa del Centenario

Per festeggiare degnamente il centenario della rivoluzione di maggio e l'avvio del processo che portò il paese all'uscita dal Regno di Spagna, gli argentini organizzano un torneo di calcio. Una sorta di campionato del Sudamerica - e, come tale, piace sempre loro ricordarlo. Ovvio: lo vinsero. Parteciparono, oltre alla Celeste, le rappresentative di Uruguay e Cile; naturalmente il match decisivo per aggiudicare la Copa Centenario Revolución de Mayo vide affrontarsi, all'Estadio Gimnasia y Esgrima de Buenos Aires, le compagini rioplatensi, che avevano duramente randellato i poveri cileni, alle loro primissime esperienze pedatorie. Finì quattro a uno, nel tripudio della cancha. Juan Henrique Hayes, figlio di immigrati inglesi e stella del Rosario Central, fece il terzo gol, e fu il miglior bombardiere della coppa; l'onore degli uruguayani fu salvato da José Miguel Piendibene Ferrari (foto; le sue origini sono facili da indovinare), grandissimo fromboliere del Peñarol.
Tabellino

1927
Pochi applausi per il record di József Takács

Il trasferimento dal Vasas al Ferencváros ha messo di buon umore József Takács, e ben se n'è accorto chi ha trascorso il pomeriggio all'Üllői út. D'accordo, era una partita amichevole, ma è anche vero che lui - un autentico sfondareti - non è mai stato particolarmente brillante con la maglia dei Magyarok. Si ricordano ancora le partite giocate qui contro la Spagna e contro l'Austria; non vedeva né la palla né la porta. Oggi la musica è cambiata. Una prestazione memorabile, e il suo bottino costituisce un record che difficilmente sarà battuto: sei palloni messi alle spalle del famosissimo Maurice Cottonet, portiere del Cannes e della nazionale di Francia. Non si spiega, perciò, perché sia stato così breve l'applauso che il pubblico gli ha tributato quando, a tre minuti dalla fine, ha lasciato il campo e il posto a un compagno. "Sei gol? Solo? E chi ha segnato gli altri sette?".
Tabellino | Profilo (e statistiche) di Takács


1960
La coppa dei Libertadores

L'anno in cui - nel nome di Simón Bolívar, Francisco de Miranda, Antonio José de Sucre y Alcalá, Bernardo O'Higgins Riquelme, José Gaspar Rodríguez de Francia y Velasco, José Francisco de San Martín y Matorras, Manuel José Joaquín del Sagrado Corazón de Jesús Belgrano y Peri, e soprattutto di José Gervasio Artigas, José Fructuoso Rivera y Toscana nonché (ma certo) di Giuseppe Garibaldi (questa la formazione titolare dei Libertadores) - venne istituita e poi giocata la prima Copa ufficiale, l'ultima contesa (con gare di andata e ritorno) fu tra il Pinerolo di Montevideo e l'Olimpia di Asunción. Il primo match si disputò al Centenario; un solo gol fu realizzato - quello che decise la partita e la finale -, e portò la firma di Alberto Spencer (foto), "un ecuadoriano que con el tiempo se transformò en leyenda". E leggendari saranno, senza ombra di dubbio, i 1960s del Peñarol.
Tabellino


2014
Copacabana

Il sole deve ancora sorgere, dalle persiane filtra una luce abbastanza incerta, ha fatto molto caldo stanotte e - se potessi - dormirei per altre due ore, o anche tre. Ma squilla il telefono.
"Prontooooo", il solito urlo del solito amico. In sottofondo musica sudamericana.
"Indovina dove sono!"
E come faccio a saperlo.
"Va beh poi ti mando una foto".
Ovunque lui sia, la linea per fortuna cade. Provo a riprendere sonno, ma ormai la giornata entra nel vivo. Infatti ecco che si accende la radio. Si accende da sé, seguo le rassegne stampa. Distrattamente, però. A un certo punto, mi accorgo che si parla solo del Brasile. Brasile? Ecco cos'era quella musica: un samba! Oddio. Al via la festa del calcio, è il giorno dei mondiali, titolerebbe il più progressista dei nostri quotidiani in prima (e a piena) pagina.  Momento atteso da 200 milioni di persone. Caspita.
Squilla di nuovo il telefono. E' la moglie del mio amico.
"Ovunque lui sia, con me ha chiuso".
Non sarebbe la prima volta, commento.
Più tardi, acceso il computer, trovo una sua mail con file allegato. Una bella foto. La tengo qui, per ricordo.


  • Vedi anche le partite del 12 giugno in Cineteca

17 maggio

1953
La paura degli ungari

A Roma c'è il nuovo, grande stadio, costruito in vista delle Olimpiadi. E' il giorno dell'inaugurazione. Si tratta davvero di un grande evento: la nazionale azzurra - alla ricerca della perduta forza - affronta (è un match valido per la Coppa Internazionale) la squadra più forte del pianeta. Monsù Poss, dalle colonne de La Stampa, evoca felici ricordi, e sostiene che i magiari non siano tranquilli. "Per forti che essi siano, per deboli che noi siamo, degli italiani diffidano". Non solo: "hanno paura". Sa bene tuttavia, il vecchio alpino, che "sulla carta" l'Italia è inferiore. Infatti. Finisce con un secco tre a zero. Risultato accettabile, in fondo: ad altri era andata e andrà molto peggio.
Cineteca


1959
'El Conejo' e 'O Expresso da Lima'

Per Walter Winterbottom ci poteva anche stare, il due a zero incassato qualche giorno prima dal Brasile campeão do mundo. La tournée sudamericana serviva per avviare la ricostruzione di una squadra e di un minimo di credibilità, dopo i tremendi rovesci  degli anni Cinquanta, e ora arrivavano partite meno complicate. A Lima non nutrivano grosse speranze, in Copa América (disputata solo due mesi prima), non si poteva certo dire che la Blanquirroja avesse brillato. Si esaltò contro gli inglesi: tripletta di Juan Seminario, e notorietà assicurata per alcuni pedatori indigeni, che di lì a poco emigrarono in Europa e a giocare per la loro selecciòn non tornarono più. Fra questi, a noi più noti sono senz'altro Juan Seminario e Víctor Benítez. Il primo, "o Expresso de Lima", ala sinistra di rapidità pari all'egoismo, fu ammirato per due stagioni a Firenze, dove arrivò via Portogallo-Spagna e da dove (senza versamenti di lacrime) ripartì con un biglietto per Camp Nou. L'altro ("el Conejo") si accasò al Milan nel 1962 dopo una deludente parentesi al Boca (non avevano capito se fosse un delantero o un mediano, lo consideravano un atipico, variante per loro indigesta: "la de quel el hombre corra más rápido que la pelota"). Girovagò in terra italica lungo tutti i '60, poi tornò in Perù e lì concluse i suoi giorni da pedatore. Per entrambi, l'esibizione contro i maestri costituì la rampa di lancio: nel vecchio continente trovarono i quattrini ma non la consacrazione che forse immaginavano. Probabile che un malinconico sorriso si stampi sui loro volti, quando i nipotini domandano di rievocare quel pomeriggio all'Estadio Nacional di Lima.
Tabellino e pagelle (da  "La Prensa" del 18 maggio) | Highlights (LQ)


2014
Il decimo titolo dei Colchoneros

Camp Nou, ultima partita della Liga; catino assolato, colori, moltitudine. Se il Barça vince, è campione; altrimenti, lo è la 'seconda' squadra di Madrid. Match intenso, lento, a fasi incerte. I Colchoneros sono guidati da una mano di rara sapienza, pressano nell'area avversaria e in un istante ripiegano chiudendosi a testuggine. Vanno sotto, ma negli ultimi cinque minuti del primo e nei primi dieci del secondo tempo scatenano un'offensiva rabbiosa; sanno di meritare il titolo, e se lo vanno a prendere. Poi lasciano il pallone e concedono l'assedio; un assedio sterile, un copione scontato. Gli uomini di Diego Simeone (foto) escono tra gli applausi dal campo di una squadra che era già nella storia e che schierava ancora quasi tutti i suoi gloriosi assi del recente passato.


  • Vedi anche le partite del 17 maggio in Cineteca

25 aprile

1908
Lupi affamati

Al Crystal Palace doveva essere una formalità. Epilogo di FA Cup scontato: da un lato il Newcastle, club dominante, campione d'Inghilterra non ancora scalzato, alla terza finale (le precedenti perse) in pochi anni; dall'altro il Wolverhampton, modesto undici di centro-classifica della Seconda divisione. I Wolves arrivano in fondo anche grazie a sorteggi favorevoli: una sola squadra di First sul loro cammino, il Bury, al secondo turno. Per i Magpies è stata una navigazione più ardua, ma relativamente. Insomma: il pronostico è chiuso, e naturalmente viene ribaltato. Tre a uno. Rete decisiva di William Ewart "Billy" Harrison, interno destro, leggenda del club. Non perciò i Wolves decollarono. Torneranno sulla scena della Prima divisione solo nei 1930s.


1978
Il moltiplicatore di miracoli

Si compie, con una vittoria sul campo dell'Ipswich Town, il primo tratto della clamorosa traiettoria disegnata dal Nottingham Forest alla fine dei 1970s. Il titolo di campione d'Inghilterra è matematicamente in tasca, e lo scontro diretto col Liverpool del 4 maggio sarà solo una festosa passerella. Bene. I Tricky Trees arrivavano dalla Seconda Divisione; e, dunque, quello di Brian Clough (statua) fu un autentico miracolo. E miracolo genera miracoli: grazie a quel solo (e isolato nella storia del club) titolo, arriveranno in sequenza due Coppe dei campioni e una Supercoppa d'Europa. La bacheca del club è (quasi) tutta qui.



1990
Non possiamo neanche dire che hanno segnato in fuorigioco

Il Meazza è stracolmo di gente arrabbiata. Sono i tifosi (ultras e non) milanisti, che si reputano defraudati dello scudetto e hanno voglia di farlo sapere esponendo chilometri di striscioni (foto). Chissà se hanno visto la partita. La partita è quella di ritorno della finale di Coppa Italia, certo non è che stuzzichi l'appetito, anche perché la Juve di questi tempi non è quella gran cosa, l'andata è finita senza gol, figuriamoci se i rossoneri non ne segnano almeno uno anche in novanta, anche in centoventi minuti. Beh, non solo rimangono all'asciutto, ma sono così distratti e furenti che finiscono subito nella trappola che erano soliti tendere agli avversari. Sulla verticalizzazione di Marocchi scatta Galia, che è in posizione regolare e uccella Giovanni Galli con un tocco in controtempo di intelligenza notevole. "Alle 17.35, quando mancano dieci minuti alla fine, a centinaia i rossoneri, lividi e cupi, lasciano gli spalti. Quelli che scendono dopo che sul grande schermo compare la Coppa Italia nelle mani di Zoff, riempiono le scale di silenzio. Cinque minuti trascorrono prima che un ragazzo la butti sul ridere: E adesso? Non possiamo neanche dire che hanno segnato in fuorigioco. Accennano un sorriso i suoi amici, ma gli altri restano torvi" (Piero Colaprico, La Repubblica).


2014
Tito

Non brillò particolarmente, come calciatore. Prometteva però di diventare un ottimo allenatore, crescendo alla scuola del Barça; era stato designato successore del Pep. Un'eredità pesante. L'incurabile male gli ha portato via tutto ciò che poteva avere e che poteva dare. Francesc ('Tito') Vilanova i Bayó se n'è andato, non aveva ancora cinquant'anni.

  • Vedi anche le partite del 25 aprile in Cineteca