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13 febbraio

1893
Il globe-trotter di Budapest

Nasce, a Budapest, Alfréd Schaffer. Gli anni migliori per lui - paradosso del football - coincisero con la Grande Guerra. Furoreggiava negli stadi della Mitteleuropa, e indossò decine di casacche. Un globe-trotter inesausto di reti; giostrò anche per la selezione ungherese tra il '15 e il '19 - quindici partite, praticamente tutte disputate tra Ungheria e Austria, diciassette centri. La maturità e l'esperienza ne fecero un allenatore stimato. Venne in Italia; fu lui a guidare la Roma nell'anno del primo scudetto.
Profilo


1911
Studenti a Praga

I giovani ritratti nella foto hanno palesemente l'aria annoiata. Sono studenti, sono di Spalato ma si trovano a Praga, e stanno concludendo la loro giornata  a U Fleků, famosa e antica birreria in centro-città.  Pare abbiano appena assistito al derby tra lo Sparta e lo Slavia. Che fare, si domandano? Idea! Perché non fondare  lo Hrvatski Nogometni Klub Hajduk Split? Detto fatto. Carta e matita. D'ora in poi si gioca a pallone! Non avrà vita facile, l'Hajduk, a motivo della politica e della storia che attraverseranno irriguardose quello spicchio d'Europa. 
1974
Los nervios del Waldstadion

Spagna e Jugoslavia si ritrovano a Francoforte. La posta è alta: prenotare o meno un albergo in terra tedesca per partecipare alla Coppa del mondo. Il torneo di qualificazione ha visto le due squadre chiudere alla pari; parità di punti, parità di differenza reti. Il Waldstadion è un inferno, dai rispettivi paesi sono convenute decine di migliaia di persone. Nervosa e imbrigliata, la Spagna delude. Perde, e non c'è appello. A casa anche questa volta, come nel '70. Il castigatore è Josip Katalinski (foto), grande difensore centrale dello Željezničar di Sarajevo.


2000
L'inviato di Eupalla

Liquidato il Maghreb con sei gol tra quarti e semifinali (tre all'Algeria, tre alla Tunisia), il Cameroon è trascinato da Samuel Eto'o (foto) alla finale di Coppa d'Africa. Si Gioca a Lagos, capitale della Nigeria, contro la Nigeria, imbattuta in casa da secoli. Chi vince, fa il tris di titoli. Match memorabile, due a due (Nigeria in rimonta), si va ai supplementari e poi ai rigori. La spunta il Cameroon, tra le polemiche. Un gol fantasma è stato inviato da Eupalla - sotto forma di penalty non convalidato, ma la sfera era entrata -, affinché anche nell'Africa ingenua se ne conoscano i capricci e i misteri.


22 gennaio

1911
Tra il Bisagno e la Cajenna

Qui fu costruito il 'Campo di Via del Piano', vicino al torrente e vicino al prato su cui giocava l'Andrea Doria. A Marassi (poi 'Luigi Ferraris') la prima ufficiale del Genoa fu contro l'Inter. La partita risultò complicata da questioni abbastanza ordinarie per quei tempi (storie di 'stranieri' e di varie irregolarità stabilite da regolamenti variabili). Spettatori: tremila. Tantissimi, per una partita di calcio italiano dell'anteguerra. Sotto la Lanterna si vivevano anni ruggenti.
Vedi Eupallog Santuari: La casa del Genoa


1997
Esordire alla spicciolata

A ventitré anni (dunque non proprio giovanissimo), Fabio Cannavaro fa una prima, breve apparizione in maglia azzurra. Accade a venti minuti dalla fine di Italia-Irlanda, amichevole destinata a preparare gli azzurri per l'impegnativa trasferta di Wembley, dove sarà in palio un bel pezzo di qualificazione al mondiale di Francia. Inizia quella sera una storia durata 13 anni e 136 partite, impreziosita da una coppa del mondo alzata con la fascia di capitano. Più un pallone d'oro. Molta roba, per un difensore. Forse troppa.

20 gennaio

1911
Alfredo Alfredo

Nasce a Udine Alfredo Foni. Terzino della Juve, di sicuro valore mondiale (vince l'oro a Berlino nel '36 e alza la Coppa del mondo a Parigi due anni dopo); allenatore di successo, maestro dell'italian style nel solco di Pozzo, riporta l'Inter ai vertici nel dopoguerra. Guida anche la nazionale azzurra negli anni del massimo grigiore (i 1950s), ma è sottoposto a mille pressioni e manca la qualificazione alla Rimet del '58. Sostanzialmente dimenticato (o quasi).
Profilo | Carriera in nazionale: pedatore - manager






1924
Il vero gioco del foot-ball

"Valeva la pena di venir da lontano per veder giuocare l'Austria di ieri. Non v'erano i grandi nomi. Mancavano gli uomini del Rapid in  tournée in Spagna e quelli dello Hakoah in giro per l'Egitto e per la Palestina. Ma senza Kuthan, né Brandstetter né molte stelle di prima grandezza, gli austriaci giuocarono come certo non li avevo visti da un paio d'anni a questa parte. Chi volesse soffermarsi sui particolari tecnici che costruiscono la bellezza del giuoco svolto, dovrebbe enumerare la cura nel tenere il pallone a terra, lo stile della corsa, lo studio dell'equilibrio del corpo, il passaggio fatto senza 'effetto', il lavoro di testa che mira a costringere la palla al suolo invece che ad alte parabole, il modo di affrontare l'avversario dei mediani, i servizi resi agli attaccanti dai terzini. Per tutto il match l'occhio fu attratto, come da un richiamo costante e prepotente, dalla velocità del piccolo Horvat, dal senso della posizione di Blum, dal lavoro di Swatosch a cui l'intelligenza fa compiere miracoli;  chi volesse ricordare particolari tattici non ha che da pensare al collegamento fra linea e linea, ai bei passaggi in profondità non dove il compagno si trova ma dove egli può giungere prima dell'avversario, ai cambiamenti di posizione, alla preferenza sempre data al collega che ha gli occhi rivolti al goal avversario, punto di mira di ogni azione, al senso di .riflessione e di altruismo cui si informa ogni movimento. L'Austria possiede certo una squadra migliore di quella dì ieri, sulla carta. Ma sul campo, nel fango di ieri, dubito molto che essa avrebbe fatto miglior prova. Il perdere contro una compagine di questo calibro non è disonorevole per nessuno".
Vittorio Pozzo ha una grande ammirazione per il Team, alla cui guida c'è Hugo Meisl. Impara, prende appunti e li mette nero su bianco per i lettori di La Stampa. Per inciso, la partita era Italia-Austria, si giocò a Marassi (foto), e gli azzurri (non disonorevolmente, ma contro quelli non vincevano mai) ne incassarono quattro. A zero.
Tabellino


1935
Peppino e "gambastorta"

Per la 13ma giornata sale all'Arena la derelitta Sampierdarenese. L'Ambrosiana può approfittare di una difficile trasferta a Bologna dei Viola, che conducono con ben sei punti di vantaggio in classifica. I liguri sbarrano l'accesso alla propria area, e il primo tempo si esaurisce nella noia. Poi si sveglia Peppino: tutti addosso a lui, e spazi liberi per Attilio Demarìa, "un gambastorta argentino che sa il fatto suo" (Gianni Brera). Finisce sei a uno, e 'gambastorta' (nella foto) riesce finalmente a calare un poker.
Tabellino | Demaria: profilo 



1985
Il figlio di Cesare Maldini

Serie A, 16ma giornata. L'Udinese, alla fine del primo tempo, ha un gol all'attivo, il Milan nessuno. All'inizio del secondo Battistini non rientra: al suo posto un ragazzino esordiente. I primi tempi al Meazza saranno duri per Paolo. Ogni passaggio sbagliato un brontolìo. Ogni mossa fuori tempo scuotimenti di testa. Pesava la genealogia. Nessuno immaginava che quel 'raccomandato' sarebbe in capo a pochi anni divenuto uno dei più forti di sempre nel suo ruolo.
Tabellino (sub data) | Highlights

12 marzo

1911
Felix olim Austria

Nasce, con la denominazione di Wiener Amateur-Sportverein (qui a sinistra, il logo originale), il club che più tardi, abbracciato il professionismo, divenne il Fußballklub Austria Wien: l'Austria di Vienna, già, che anni felici visse prima della guerra, quand'era una delle squadre più forti d'Europa, quella che vinse la Mitropa nel '33 contro l'Ambrosiana di Meazza e ancora nel '36, battendo lo Sparta di Praga. Era la squadra di Matthias Sindelar, la squadra delle Kaffeehaus viennesi.
Sito ufficiale



1969
Un solo pallone

Ritorno dei quarti di Coppa dei Campioni a Celtic Park. Andata a reti bianche come la neve che nascondeva il prato di San Siro. Non ci sarà scampo, si pensava; i vecchietti del Paròn saranno certamente schiacciati dai satanassi scozzesi, gli stessi che avevano messo fine all'egemonia interista in Europa due anni prima. Naturalmente è un assedio. Ma Cudicini para il parabile e non solo; a Pierino Prati (nella foto) capita un solo pallone; anzi, se lo procura sottraendolo agli avversari in una fase di possesso approssimativo, vola verso Fallon e lo trafigge sul palo più vicino.
Cineteca

1975
Nella cornice del Tempio

Non è una bella soddisfazione, per i tedeschi, fare una gita a Wembley esibendo tutte le loro medaglie?  Eccome. Campioni del mondo nel 1974 e d'Europa nel 1972; quelli del Bayern hanno alzato nel 1974 la loro prima coppa dei campioni. Tanto si sa: gli inglesi storcono il naso, e ci si diverte di più. In panca, a Sir Alf è subentrato il rampantissimo Don Revie: parecchi i titoli che ha portato al Leeds. L'undici della Regina è chiaramente da rinnovare, e in campo ci sono tre esordienti di cui si sentirà parlare pochissimo: Steve Whitworth (Leicester City), Ian Gilard (QPR) e Alan Hudson (Stoke City). Oh bella: nessun pedatore del Leeds. Eppure - già - la legge di Lineker (che ancora doveva essere formulata) non funziona quando la Nationalmannschaft esibisce l'argenteria. Era già accaduto nel '54: vennero all'Empire Stadium con dei bocia e ne presero tre. E ora? Sarà per scaramanzia, ma perdono ancora. Due a zero, e finalmente centomila inglesi che vivono una serata di purissima ebbrezza nella cornice del Tempio.
  • Vedi anche le partite del 12 marzo in Cineteca