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8 gennaio

1933
Noblesse oblige

Il Palermo, in gita a Milano, visita come da programma l'Arena Civica. Il padrone di casa, Peppino Meazza, non è abbastanza generoso, e lascia per ricordo ad Archimede Valeriani (portiere degli ospiti, nella foto) soltanto una doppietta. Va detto che si è anche rifiutato di battere un calcio di rigore (quello del vantaggio ambrosiano), chissà perché. Questa la descrizione del suo primo cadeau sul Corriere del giorno dopo: "Meazza, da metà campo fugge con la palla, supera uno dopo l'altro ben tre avversari e giunge quasi sotto la porta, di dove tira ingannando il portiere con una finta". Noblesse oblige. "La folla plaude con entusiasmo alla prodezza del suo beniamino". Il secondo lo realizza di testa, è il quinto dei nerazzurri, la partita volge al termine, la Juve ha perso a Firenze, le distanze in classifica si accorciano, fa freddo ma la gente torna a casa contenta, sebbene non entusiasta: vittoria troppo facile e scontata.


1994
El Clásico di Romário 

La 'menzogna che cammina', il Baixinho, firma a modo suo (con una tripletta) un match considerato fra i più clamorosi dell'era Cruijff. Dirigeva l'orchestra il Pep: "Guardiola condujo con mano maestra el excellente juego de todo el equipo barcelonista". Musica celestiale per le duecentomila orecchie del Camp Nou, che "vibrò como nuncha en una noche mágica y expectacular".  Per Cruijff era la seconda manita mostrata al Real; ma nella prima s'era forse divertito di più, perché era in campo, aveva vent'anni di meno e si giocava al Bernabéu (vedi).




Gli Arbeiter nel 1898
1899
Rifondazione del Rapid

Già varato l'anno precedente (e battezzato Erster Wiener Arbeiter-Fußball-Club), il club viene rifondato a seguito delle mirabolanti sconfitte subite nel primo anno agonistico, e assume la denominazione (corrente) di Sportklub Rapid Wien. Vanta decine di titoli nazionali e due Coppe Mitropa; è anche l'unica compagine austriaca che (ai tempi dell'Anschluss) riuscì a laurearsi campione del Terzo Reich (1941). Magra soddisfazione.

5 novembre

1933
Il capolinea di Ezio Sclavi

E' forse questo il giorno in cui Ezio Sclavi decise che presto si sarebbe tolti i guantoni, e che a difendere la porta della sua squadra ci dovrebbe pensare qualcun altro. La vita è ancora lunga, e cose da fare non gli mancheranno. E' il giorno di Lazio-Ambrosiana, nona di andata, campionato 1933-34. L'ultima stagione di Sclavi nella Lazio. Compagine di metà classifica, forse con altre ambizioni. Allo Stadio del PNF c'è il pienone, i milanesi comandano la classifica, e non per caso. E' una di quelle giornate in cui se il pallone transita dai piedi del Pep Meazza è come un tram alla fermata che immediatamente precede il capolinea. La corsa della sfera termina, regolarmente, alle spalle del portiere avversario. Povero Sclavi. La cosa è successa quattro volte. Quello è il demonio, pensano tutti, ma alla fine lo applaudono. Ecco, i fischi del pubblico per i propri giocatori dopo la partita devono aver lasciato un segno nella mente del portiere. E' l'ora, pensa. Ha pure un ginocchio malandato. Meazza gli passa accanto, i due si guardano, ma non si dicono nulla. Poi si abbracciano.
Tabellino


1969
Una sconfitta di transizione

Ad Amsterdam non è che attendano gli inglesi con particolare impazienza; sono ancora delusi dalla mancata qualificazione degli Orange a Mexico '70, e questa amichevole contro i campioni del mondo serve a poco, i benpensanti avevano ben pensato a suo tempo che affidare la nazionale a un tedesco (Georg Keßler, nella foto) non fosse una buona pensata. Infatti, da quando lui è in panca (cioè dal 1966), all'Olympisch l'Olanda ha giocato poche volte, e perso quasi sempre. Ha perso col Belgio, per dire, nel 1968, anche se era solo un test-match. E, prima ancora, con la Cecoslovacchia. Bisogna che se ne vada. E' troppo giovane, non ha mai allenato nemmeno una squadra di quarta divisione. E' inadeguato. Che se ne torni alla Kölner Sporthochschule, si rimetta a studiare. Intanto la partita comincia. Toh, c'è gente nuova in campo. Ha inserito uno dell'Ajax, Krol, e un altro lo farà entrare nel secondo tempo. Due esordienti, Krol e Muhren, chiaro che lo fa solo per calcolo. Toh, la partita è già finita. Come? Uno a zero per gli inglesi. Una sconfitta di transizione, perché i semi di una grande squadra erano stati gettati, e chi li ha seminati raccoglierà i frutti. Quando il tedesco se ne sarà andato.

3 settembre

1933
Checché se ne dica a Vienna ...

"Meazza raccoglie, smorza la palla di sinistro e poi subito di destro calcia fortissimo in rete". Siamo all'Arena Civica, siamo verso la fine del primo tempo, e la sfera colpita da Peppino termina alle spalle di Hans Billich, che è il portiere dell'Austria Vienna. Sono passate da poco le cinque del pomeriggio, la partita si schioda. E' un match importante, la finale di andata della Coppa dell'Europa Centrale. Biglietti carissimi, ma c'è il pienone. E c'è il duello tra due fuoriclasse: Meazza e Sindelar. "Ad ogni modo, chi aveva atteso questa partita per fare un confronto fra i due uomini che son giudicati in campo internazionale i due migliori centro-attaccanti del continente, deve aver provato una delusione profonda. Come giudicare due giuocatori dallo stile addirittura opposto? Quanto v'è in Meazza di astuzia, di virtuosismo, di abilità, in Sindelar è impeto, decisione. Tanto il milanese è scaltro, altrettanto il viennese è cocciuto. Diversa la scuola, diverso il gioco dei suoi migliori esponenti. Ma c'è da giurare ad occhi chiusi che la classe di Meazza sovrasta di molto quella di Sindelar, checché se ne dica a Vienna, dove l'uomo di punta dell'attacco del Wunderteam è considerato il non plus ultra dei campioni" (l'opinione, espressa nel resoconto della partita, è di Luigi Cavallero, giornalista de "La Stampa"). Dunque Peppino schioda e un minuto dopo Levratto raddoppia. Ma poi la musica cambia. "Fu così che l'Austria, in precedenza dominata, risorse, tenne il campo da padrona, segnò il suo goal e sfiorò il pareggio". Quindi il ritorno a Vienna non sarà una passeggiata. Anzi. Checché se ne dica da noi, a Vienna sarà proprio 'Cartavelina' a travolgere le ambizioni nerazzurre con una memorabile tripletta, e il solito acuto di Meazza non basterà ai milanesi per prendere la coppa.
Cineteca

13 maggio

1902
El primer Clásico

Per l'incoronazione di Alfonso XIII si organizza nel Regno di Spagna una competizione futbolística, la Copa de la Coronación, che ai fini statistici non sarà mai riconosciuta dalla Federación. La sua importanza storica è però innegabile: se non altro perché una delle due semifinali, in cartellone all'Hipódromo de la Castellana, mise di fronte per la prima volta il (Real) Madrid e il Barcelona (foto). I catalani schierano diversi stranieri - tra i quali Hans Gamper -, e su di loro piovono dalle tribune fischi di disapprovazione. Ma esibiscono un'evidente superiorità, vincono tre a uno e si apprestano a giocare la finale nel pomeriggio contro una selezione di baschi, che li bastonerà.
Storia della competizione e tabellini


1933
L'impatto con gli inglesi

Ci avevano snobbati per ventitré anni, dice Gioanncarlofubrera, ma stavolta si degnano e vengono a Roma per una sgambata sul prato dello Stadio Nazionale. Portano con sé anche il loro nuovo sistema di gioco, il cosiddetto WM inventato da Chapman. Nonostante l'inferiority complex di Monsù Poss nei confronti dei maestri, il match finisce pari, con Meazza che si regge a malapena per via di un guaio alla caviglia. I critici nostrani "si inchinarono al vigore degli inglesi ma considerarono grossolano il loro batter palla mazzolando via alla brava"; in realtà giocavano con precisione proporzionale al ritmo (molto elevato nel primo tempo, assai blando nella ripresa), ed è probabile che i nostri fossero più abituati di loro alla calura tardo-primaverile. A ogni modo, un pareggio salutato con entusiasmo, e ritenuto buon viatico per la coppa del mondo, ormai alle porte.

1959
Ritornello madridista

Semifinale di Coppa dei campioni, derbi madrileño; l'andata in casa del Real finisce 2:1 in rimonta (perfezionata da Puskás); nel ritorno all'Estadio Metropolitano un golletto di Enrique Collar Monterrubio (leggenda dei Colchoneros: foto) pareggiò i conti. L'ordalia ebbe luogo al Romareda di Saragozza, e la sequenza delle reti è come il refrain di una supremazia, che agli avversari concedeva di aprire parentesi ma mai di chiudere il discorso: Di Stéfano (Collar Monterrubio) Puskás.
Tabellino | Highlights


1962
Battesimo azzurro per il Golden

Nell'ultimo match utile a definire la rosa che dovrà volare in Cile per difendere il blasone italiano nella rovente kermesse mondiale, gli azzurri fanno un bagno di folla a Bruxelles. Entusiasmo degli immigrati, e vittoria comoda (3 a 1) con doppietta di Altafini, che recita a soggetto. La critica è tuttavia maligna. Anche nei confronti dell'atteso e già contestato (e non ancora ventenne) esordiente: Gianni Rivera. Manca un paio di occasioni all'inizio, è a disagio. Chiaro che, tra lui e Sivori, almeno uno è di troppo. A detta di taluni, lo sarebbero entrambi.
Tabellino | Video (Archivio Luce)


  • Vedi anche le partite del 13 maggio in Cineteca