21 maggio

1969
Se repitiò la historia de Berna

Avevo sì e no una dozzina d'anni, e il mio amico fanatico di football, quello che non perdeva una sola partita in tivù, si presentò al campetto con una maglia bianca divenuta per l'occasione ad ampie, non geometriche strisce blu e granata. "Eh eh eh!", rise da solo, quando si accorse che lo guardavamo straniti. "Stasera vince il Barcellona!", aggiunse. Tutti fingemmo di capire, ma nessuno in realtà sapeva che quella sera, al Sankt Jakob di Basilea, c'era la finale di Coppa delle coppe. Forse la trasmettevano sulla tivù della Svizzera italiana, che il mio apparecchio non captava. "Con chi gioca il Barcellona?", chiese qualcuno. "Contro i luridi brocchi comunisti dello Slovan di Bratislava!", disse subito quel nostro amico disinformato e male indottrinato da chissà chi. E quindi, aggiunse, "evviva il Barça!". Sono trascorsi innumerevoli anni, mi sono ricordato di quella circostanza e ho fatto le mie ricerche. Come nel 1961 a Berna - ma si trattava allora della finale di Coppa dei campioni, e avversario era il Benfica - i catalani persero, e con identico risultato: tre a due."Decididamente, los estadios suizos son gafes para el Barcelona", scriveva el director-adjunto del Mundo Deportivo.
Cineteca


1971
Ole! Ole! Chelsea

Finale di coppa delle coppe. Per colpa di Ignacio Zoco, che al 90° della prima partita si era divorato il match-ball a due passi da Bonetti, tocca ricominciare da capo. Chelsea versus Real Madrid, al Karaiskakis di Atene. I Blancos sono ancora sotto shock. E vengono messi sotto dai Blues. Due a zero alla mezzora del secondo tempo. No: due a uno, Fleitas accorcia. Ora sono gli inglesi a vivere nell'ansia. Muñoz butta dentro anche il vecchio campione, Francisco Gento: ha quasi quarant'anni, ne ha viste di tutti i colori, è una leggenda vivente, il suo ingresso è una mossa soprattutto psicologica. Ma non succede più nulla. "Ole! Ole! Chelsea", titola il Daily Mirror di sabato 22 maggio.


1975
Il nome del Borussia

Al piccolo Diekman di Enschede si respira un certo ottimismo. Il Twente Football Club sta vivendo buone stagioni; è al vertice di un calcio che è al vertice in Europa e nel mondo. Non solo: nella finale di andata della Coppa Uefa ha inchiodato il terribile Borussia di Mönchengladbach - un'autentica macchina da gol - sullo zero a zero. Batterlo in casa è possibile; è possibile entrare - come l'Ajax e il Feeyenoord - nelle tabulae del paradiso. Illusioni. Die Fohlen  sono in serata di vena (e non è che gli capiti di rado). Jupp Heynckes, dal canto suo, è una furia scatenata, fa tripletta, e trascina l'allegra banda teutonica a un fragoroso 5:1. Nelle tabulae del paradiso si scrive il nome del Borussia. Finalmente. 


2008
La pensierosa rincorsa di John Terry

"Non ci credo: se faccio gol, alzo la coppa.
Vero: non che sia abituato a battere penalties.
Li tirano sempre Ballack, Drogba, Lampard.
Ma sapevamo che poteva finire così, dunque mi sono esercitato e non poco.
Accidenti.
Pensavo sarei stato tranquillo.
Cristiano ha sbagliato il suo, quindi possono sbagliare tutti.
Van der Saar, eccolo lì.
Non ne ha preso nemmeno uno, finora.
Perché dovrebbe toccare proprio a me?
Vai John, non farti impressionare.
Se hai paura tu, figuriamoci lui.
Però è vero.
A questo punto lui non ha nulla da perdere, perché ha già perso.
Accidenti.
No, sarebbe una beffa".
John Terry, capitano del Chelsea, prende la rincorsa. L'Europa trattiene il fiato. Prima dell'impatto con la sfera, scivola. Colpisce male, in coordinazione precaria. La palla vola oltre la rete, nello spazio che separa il campo dalle tribune del Lužniki, affollato di fotografi.


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