27 maggio

1952
I Moscoviti stendono l'Aranycsapat

La rappresentativa di calcio delle repubbliche sovietiche è stata allestita con una missione politico-rivoluzionaria ben precisa: vincere la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Helsinki. Sotto vario nome, gioca alcuni incontri di preparazione al torneo. Uno, in particolare, va ricordato, poiché non è riconosciuto ufficialmente dagli organi internazionali: quello che vide sbucare sul prato del Dynamo Stadium, per incontrarvi una 'selezione moscovita' (in realtà la nazionale dell'URSS), nientemeno che l'Ungheria. E' la seconda volta in pochi giorni: la prima finì pari, uno a uno. Stavolta, i padroni di casa hanno la meglio (due a uno), sicché questo match costituirebbe una soluzione di continuità nella striscia vincente della grande Ungheria – ufficialmente, appunto, interrotta solo dalla Germania nella finale di Berna.
Eupallog Storie e microstorie


1961
La coppa della Viola

Triste coppa, la prima Coppa delle coppe. Non è ufficialmente riconosciuta - lo sarà a distanza di tempo, su pressione di Giuseppe Pasquale, presidente della F.I.G.C. Partecipano solo dieci squadre, poiché la maggioranza delle federazioni calcistiche europee non vanta ancora una competizione simile alla FA Cup. In fondo a quella sfiancante maratona di partite, in vista del traguardo, si presentano con pari chances i Rangers di Glasgow e la Fiorentina di Nándor Hidegkuti. La formula, allo scopo di rendere ancora più massacrante il torneo, prevede si disputino gare di andata e ritorno. La Viola sbanca Ibrox Park, il 17 maggio, con una doppietta del Milan (sì, Luigi Milan: figurina); al Comunale, quindi, dove è fissato il traguardo finale, si staglia con un distacco pressoché incolmabile. Segna ancora il Milan (eddai!), poi i Gers pareggiano, ma alla fine Kurt Hamrin mette il cappello e dà a tutti la buonanotte.
Tabellino | Frammenti (con il gol di Hamrin)


1964
La capitale d'Europa

Subentrato al Milan come campione d'Italia, l'Inter si posiziona subito dopo i rossoneri anche nell'albo d'oro della Coppa dei campioni. L'Europa del football è Milanocentrica, grazie a questa sana competizione infracittadina. Al Prater la maramalda masnada herreriana trova di fronte a sé l'antico e cigolante colosso madridista, nel quale i vecchi titani stanno ormai cantando le loro ultime canzoni. E' un repertorio ormai superato, va da sé. Sandrino Mazzola è l'uomo del match, con i suoi due gol; la sua agile freschezza propone al continente una nuova stella da ammirare. E l'Inter sarà ammirata per qualche anno; più per il suo tremendismo che per la bellezza del gioco. Esattamente un anno dopo (il 27 maggio 1965) i nerazzurri si confermeranno sul trono, battendo il Benfica in una fradicia serata milanese, mostrando la coppa nel cielo di San Siro.
Inter-Real: cineteca
Inter-Benfica: cineteca


1971
Capitano, mio capitano

Si spegne, a Sanremo, Armando Picchi. A soli trentacinque anni, quando aveva smesso di giocare da poco, avviandosi a una carriera di allenatore che l'avrebbe portato di sicuro molto lontano. Per andarsene, colpito da una grave malattia, ha atteso il giorno che aveva sottolineato sul calendario, perché coincideva con i suoi ricordi migliori: era lui il capitano dell'Inter nel 1964 e nel 1965; fu lui che alzò la coppa dopo i trionfi sul Real e sul Benfica. "Aveva il volto incavato già a venticinque, trent'anni. E in mezzo ai solchi profondi, appena sotto le rughe della fronte lignea, muoveva occhi di castagna scintillante. Occhi rassicuranti, occhi da far paura; a seconda che il guerriero li usasse, come lui solo sapeva, per dire amicizia o per scagliare addosso l'ira del giusto" (Nando Dalla Chiesa).
In mortem (Giovanni Arpino)


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