5 maggio

1965
L'esorcismo di Wembley

E' una partita? No, è un esorcismo. "Occorre mettere fine a questa storia", pensano gli inglesi. Questione di orgoglio, certo, ma non solo. "Qui, l'anno prossimo, c'è la finale della Coppa del mondo. Questi potrebbero anche arrivarci, solo per farci un dispetto. E magari contro di noi. E allora si sa, se continua così non c'è scampo. Bisogna mettere fine a questa storia". Dunque gli inglesi, per mettere fine a questa storia, hanno organizzato un'amichevole primaverile contro l'Aranycsapat. Certo, per loro l'Ungheria è sempre quella. E qual è la storia? La storia è semplice. Contro l'Aranycsapat hanno perso quattro partite di fila. Due nel 1953, una nel 1960, una (che tristezza!) agli ultimi mondiali, laggiù in Cile. "Ora, per cortesia, vengano a Wembley, se ne stiano buoni, non pretendiamo di strapazzarli ma di vincere sì, tanto per loro non conta nulla, hanno partite più importanti in calendario". Così, gli ungheresi vennero e persero, ma solo uno a zero. Wembley, per la paura, era mezzo vuoto. E quelli che c'erano pare abbiano guardato la partita coprendosi gli occhi. Scaramanzia, scaramanzia. Esorcismo. Il demonio è stato sconfitto. Grazie a un benedetto gol di Jimmy Greaves.
Tabellino | Video (British Pathé)


1965
Il Toro al Letzigrund e sulla Svizzera italiana

La prima campagna europea 'moderna' del Toro si svolge nella stagione 1964-65. E rimane ancora oggi una delle sue migliori scampagnate europee. Già. Partecipa alla Coppa delle coppe, e raggiunge le semifinali. Una bella squadra (Vieri, Rosato, Meroni, Ferrini, Moschino, Simoni, Hitchens, e Nereo Rocco in panchina), e sarebbe già a Wembley, se la regola dei gol in trasferta fosse in vigore. Invece, è necessaria una serata a Zurigo (al Letzigrund, arena più frequentemente destinata a concerti e meeting di atletica leggera che al football), e giocarvi la terza partita contro una squadra che al momento è la più importante di Monaco (Monaco di Baviera, il TSV 1860). Due a zero l'andata per noi a Torino, tre a uno per loro al ritorno. Però mio nonno è abbacchiato, in tivù non viene trasmessa, dice. O sì? Sì, sulla 'svizzera', lo correggo. Lo dice il giornale. "La televisione svizzera trasmette la gara di Zurigo", leggi qui. Alle 21.35, in ampex (cosa significherà?). E poi. "Nell'intervallo fra il primo e il secondo tempo la televisione della Svizzera italiana lancerà un concorso - dotato di un ricco monte premi, fra cui una automobile di lusso - al quale sono cordialmente invitati a partecipare tutti i telespettatori dell'Italia e della Svizzera italiana". Non mi interessano i concorsi, sbotta. Ma si riuscirà davvero a prendere il segnale? "Nelle zone indicate dalla cartina è possibile captare in Italia i programmi della tv svizzera da parte di normali apparecchi televisivi purché questi siano muniti di una speciale antenna. Si tratta della cosiddetta antenna H, un accorgimento tecnico che costa circa 12.000 lire". Il nonno scuote la testa. "Non se ne parla. E se poi non funziona?". E' vero, dice anche che "certe volte la trasmissione può subire qualche interferenza, ma in parecchie zone, particolarmente nel Novarese, nel Vercellese e nel Casalese, ricezione è più che soddisfacente". Allora? "Allora niente, tanto perdiamo". Sempre ottimista, il nonno. Poi, però, effettivamente, abbiamo perso. Ma il giorno dopo sembrava soddisfatto per le banconote che gli erano rimaste in tasca.
Tabellino


1966
Un fantastico e decisivo drop di Libuda

Undici stagioni nello Schalke fra il 1961 e il 1976, interrotte da due migrazioni: la seconda lo portò a Strasburgo, nell'annata 1972-73, dopo il famoso Bundesligaskandal nel quale risultava coinvolto; la prima - una parentesi non brevissima, che racchiuse gli anni fra il 1965 e il 1968 - nientemeno che a Dortmund, al club che dello Schalke è acerrimo rivale. Ha disputato solo 26 partite nella Nationalmannschaft, segnando la miseria di tre gol. Reinhard "Stan" Libuda era una temutissima ala destra, ma i dati della sua carriera sembrano testimoniare come la paura che incuteva non fosse del tutto giustificata. Difatti non vinse nulla, o quasi: unica eccezione, la Coppa delle Coppe del 1965-66, con la prussiana casacca giallo-nera del BVB '09. Fu proprio lui che, all'inizio del secondo tempo supplementare, con un fantastico drop dalla sua zona preferita, tolse al Liverpool ogni speranza. Per la prima volta, un club teutonico trionfava in Europa.


2002
Allenamento alla vita

Ultima di Serie A. L'inter è all'Olimpico, ospite della Lazio. Ha un punto sulla Juve, due sulla Roma. Involontariamente, la Lazio vince quattro a due, e l'Inter finisce terzo. Da non credere. "L'Inter, signori, è una forma di allenamento alla vita. È un esercizio di gestione dell'ansia, e un corso di dolcissima malinconia. È un preliminare lungo anni. È il gioco, da grandi, di quelli che da bambini tenevano ai sudisti e agli indiani. È - come ho scritto, e leggerete - un modo di ricordare che a un bel primo tempo può seguire un brutto secondo tempo (con la Lazio, agghiacciante). Ma ci sarà comunque un secondo tempo, e poi un'altra partita, e dopo l'ultima partita un nuovo campionato. Non possiamo perderli tutti. Oppure sì, se ci mettiamo d'impegno. Ma non accadrà, non siamo così prevedibili, nemmeno nel masochismo. Verrà il nostro momento, e sarà magnifico" (Beppe Severgnini). E così sarà, e così fu.


  • Vedi anche le partite del 5 maggio in Cineteca