11 giugno

1958
L'impatto fatale

Vola il pallone di cuoio sopra le teste dei giocatori, nell'area dei cechi. Il momento è importante, e anche la partita, perché chi perde fa le valige e torna a casa. Il che sarebbe uno scorno per i tedeschi, ai quali piacerebbe moltissimo confermarsi campioni del mondo, in barba alle grandi potenze atlantiche e socialiste, che nei trattati di pace dimenticarono di inibire loro il gioco del pallone (sicché eupalliche, insondabili predilizioni avevano consentito il miracolo di Berna). Per oggi sarebbe sufficiente sconfiggere la Cecoslovacchia, che però non è disponibile al sacrificio, sfrutta l'arma tipica di coloro che vengono stretti d'assedio - il contropiede - e va a riprendere fiato negli spogliatoi in vantaggio di due gol. L'assedio prosegue, e siamo appunto al momento (intorno al quarto d'ora dalla ripresa del gioco) in cui il pallone è lassù, sopra le teste dei giocatori, vola spinto di testa in testa, e molti si chiedono cosa stia aspettando Břetislav Dolejší, estremo difensore slovacco: deve uscire, deve interrompere quelle pericolose giravolte. Ecco che il pallone viene verso di lui. Ma verso di lui piomba anche Hans Schäfer (foto), potente attaccante teutonico. Břetislav acchiappa la sfera, ma simultaneo è l'impatto con Schäfer: portiere e pallone finiscono in rete. Due a uno. Il destino della partita è segnato, e sarà il piedone di Uwe Seeler a fissare il pareggio e tenere viva nel suo paese la speranza di un altro miracolo.
Cineteca


1969
Una carriera (e una coppa) in tre gol

Don Revie guidava il Leeds United, da qualche anno; era un allenatore di successo, e fece vivere ai Peacocks stagioni di avanguardia. Anche in Europa. Aveva parecchia fiducia nei suoi: tant'è vero che, quando sul finire dell'inverno gli ungheresi dell'Ujpest li buttarono fuori dalla Coppa fieristica senza faticare più di tanto, lui si convinse che doveva per forza trattarsi di uno squadrone per chiunque inarrivabile (o quasi). E difatti i magiari cavalcarono sino alla finale, dove il tabellone fissò per loro l'appuntamento con un altro undici albionico: il Newcastle United. Don Revie sentenziò: "solo se potessero schierare tutti insieme George Best, Bobby Charlton e Billy Bremmer, i Magpies avrebbero qualche chance". Esagerato. Di fatto, fu sufficiente schierare Bobby Moncur (skipper del Newcastle: foto), scozzese come Bremner (skipper del Leeds), ma le cose del calcio vanno sempre esaminate nel dettaglio. E il dettaglio è che, in tutta la sua carriera (dodici stagioni nel Newcastle - a partire dal 1962 -, centinaia di partite), Bobby Moncur (difensore centrale di ruolo) fece solo tre gol. Tutti e tre ad Antal Szentmihályi, che era il portiere dell'Ujpest: segnò i primi due della gara d'andata (finita 3 a 0), segnò il primo dei suoi nella gara di ritorno (una splendida girata a volo di sinistro nel cuore dell'area intasata), che si stava mettendo assai male. Così il Newcastle alzò il suo primo trofeo continentale. Primo e ultimo, va da sé.


1970
Ove si narra di come Israele non fu una seconda Corea

Alla Bombonera di Toluca, l'Italia non riesce a superare un gruppo di dilettanti israeliani vestiti da calciatori. Gli azzurri, avendo paura di perdere (sarebbe stata un'altra Corea), schiumano rabbia per novanta minuti. Sbagliano l'inenarrabile. Pagano errori dell'arbitro e soprattutto di un "guardalinee abissino" (e perciò tutt'altro che ben disposto a regalarci alcunché, scrisse Giovanni Arpino tra una riga e l'altra). Sicché verso la fine "deve salvarci Albertosi [figurina] da quella che sarebbe una beffa grottesca. La casse à épargne ha funzionato ancora. Siamo primi del nostro gruppo con quattro punti e un miracoloso golletto. Sarà micragna ma, tutto sommato, viva! Da quanti mondiali non si aveva il bene di passare il turno?" (Brera). Ce la vedremo nei quarti col México: "notte per notte aumenta la sua pazzia tifosa, le avenidas sono ingombre e decine di migliaia di automobili strepitano come un maremoto. Usciremo vivi da questa febbre?" (Arpino).
Cineteca


1986
Quando Lineker è in giornata

La testa di Bobby Robson è ancora attaccata al collo; cosa deve succedere perché ne venga definitivamente per quanto metaforicamente separata? Semplice: è sufficiente che oggi, all'Universitario di San Nicolás de los Garza, l'Inghilterra non batta la Polonia, e che il Portogallo non vinca col Marocco. Eh eh eh. Qualcuno è disposto a scommettere un penny sulla testa di Bobby Robson? Ovviamente no. I terrificanti Leoni in 180 minuti non sono riusciti a perforare nemmeno una volta le difese avversarie. Zero gol al Portogallo, zero al Marocco. Un disastro? Molto, molto peggio. Beh, si dirà: in fondo non è che siano abituati a dominare competizioni e partite. Anzi. Vediamo quel che succede. Intanto, nella Polonia non gioca più Tomaszewski, certo è una buona notizia. Gioca, invece, Gary Lineker (foto). Anzi, gioca solo lui. Ma quando gli capitano giornate così, è una grandinata di gol. Ne segna tre in mezz'ora, e poi si sdraia dietro la porta dei polacchi ad aspettare notizie da Guadalajara. A Guadalajara - già - i portoghesi - che maleducati! - invece di giocare aspettano notizie dalla partita di San Nicolás de los Garza, e così il Marocco li castiga: tre a uno, bye bye Lusitania. 


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