16 giugno

1982
En una Copa del Mundo nunca, nunca hay un enemigo pequeño

Per due consecutive temporadas, nella primavera del 1980 e del 1981, la Real Sociedad fu campione di Spagna. In quella che portava al mundial, tuttavia, fece pochissima strada in Coppa dei campioni: fuori al primo turno, due partite e nemmeno un gol al CSKA di Sofia. Bene. La Roja è costruita da Santamaria sul blocco dell'undici basco, con innesti variamente distribuiti. Basterà per esordire a Valencia senza tragedie, prendendo i due punti, contro l'Honduras? "En una Copa del Mundo nunca, nunca hay un enemigo pequeño" (la critica spagnola è all'erta, ricorda bene il dispetto coreano del '66 all'Italia, e si è ulteriormente spaventata quando nel pomeriggio, a Gijon, l'Algeria ha beffato i tedeschi). Quindi, attenzione:  "en el convencimiento de la enorme diferencia que existe entre ambos conjuntos, podría estar el único gran peligro qué le vemos al partido. España debe salir a jugar como si jugase contra la selección que cuenta con más posibilidades para hacerse con el título". Il problema principale - sia consentito dire ex-post - non è quello di sottovalutare la Bicolor, bensì di ritenere competitiva la compagine di casa. La quale infatti, mentre ancora l'eco degli inni nazionali non si è spenta al Mestalla, ha già preso uno sberlone in contropiede. Nubi nere solcavano il cielo, prima della partita, e non per caso. Ci vorrà un rigore a venti minuti dalla fine per evitare alla Spagna l'onta di una bruciante sconfitta, ma di applausi ne prenderanno solo i simpatici centro-americani. Il loro santone, Chelato Uclès (ma all'anagrafe José de la Paz Herrera), è raggiante (foto): "mai visto niente di più bello in vita mia: vorrei portarmi una coperta e dormire sul campo". Sogni d'oro.
Cineteca


1986
La resa dei conti di Puebla

Beh, può darsi che gli argentini attendessero questo giorno dall'ormai lontanissimo 30 luglio del 1930. Da allora, l'Albiceleste e la Celeste hanno giocato tantissime partite, mai tuttavia in una fase finale di Coppa del mondo. Certo, oggi non scendono in campo per contendersi il trofeo, ma per non essere cacciate dal torneo. Siamo solo agli ottavi di finale. L'appuntamento è fissato a Puebla de Zaragoza, oltre ventimila leghe sul livello del mare; praticamente in cielo. L'arena è intitolata a Cuauhtémoc, ultimo sovrano azteco. Ispiratissimo, Diego regna sulla partita. Pali e traverse, gol annullati, l'Argentina non riesce a blindare il risultato (schiodato da Pasculli: foto) e rischia fino all'ultimo istante. Gli uruguayani fanno quello che possono, cioè poco o nulla; ma sono sempre in agguato, com'è loro tradizione. Il Pibe, che ha disputato una gara fantastica e disperata, sorride solo quando l'arbitro sequestra il pallone e manda tutti a riprendere fiato; ancora tre partite, solo tre partite. Poi i conti torneranno alla pari sulle due sponde del Río de la Plata, tra Baires e Montevideo.

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