17 giugno

1954
Il pallottoliere

Misteriosamente qualcuno regalò a Eupalla un pallottolliere, vai a sapere chi (forse l'inventore) e perché. Accadde poco prima che, sugli altipiani elvetici, gli uomini si sfidassero nel gioco del pallone per vedere di quale nazione fossero i più bravi del mondo. Dopo tanti anni, quel campionato tornava ad essere disputato in Europa, nascosto dalle Alpi ma con trasmissioni in diretta delle partite, alle quali si poteva assistere acquistando un apparecchio televisivo o recandosi in visita - all'ora giusta - presso lo possedeva già. Ma torniamo alla storia del pallottolliere. "A cosa servirà mai?", si domandava Eupalla. A un certo punto capì: serve per contare i gol e tenere il conto di quelli che vengono segnati in ciascuna partita. E' uno strumento molto utile, ma certo: ai portieri non piace.  "Che meraviglia!". Lo sperimentò durante la prima partita in programma al Saint-Jakob di Basilea, dove scendeva in campo una delle squadre più forti che siano mai esistite: l'Inghilterra, che credeva di mangiarsi il Belgio in un solo boccone (come sempre era accaduto). Funzionò davvero alla perfezione, perché a Gilbert Merrick (foto) - portiere albionico in forza al Birmingham City, club di seconda divisione - quel pomeriggio si appannarono i riflessi e la vista. Finì quattro a quattro dopo i tempi supplementari. Altri, nei giorni successivi, manifestarono lo stesso problema di Merrick. Infatti, durante la Coppa Rimet del 1954 si disputarono in tutto ventisei partite, e furono realizzati centoquaranta gol.
Inghilterra-Belgio: cineteca



1986
L'inutile mordacchia

Un amico mi telefona prima della partita, è su di giri. "Cosa pretendono i francesi? E va bene, sono campioni d'Europa. Bella forza, hanno giocato in casa e noi non c'eravamo. Ma ora che mi viene in mente: noi non siamo campioni del mondo? Yes,oui, ja, da. Lo siamo. C'è Platini? Bene: lo francobolliamo. Non gli si fa toccar palla, e se serve gli facciamo passare la voglia di riceverla. Chiedi ragguagli in proposito a Zico e a Diego. Come? Gentile? Certo che gioca, sì è probabile che sia lui l'eliminatore ... pardòn, il marcatore. Come? Ah, credevo che il Vécio l'avesse convocato. Allora ricorreremo a una gabbia e se serve al disco di Norimberga; gli metteremo la mordacchia, stai tranquillo. E comunque, non ci battono dal 774 dopo Cristo, qualcosa significherà. Ci sentiamo per i quarti di finale". Roi Michel, dopo un quarto d'ora, ha già fatto servire le paste: significa che tra poco l'Universitario della Ciudad chiude i cancelli. Con un'alzata di spalle, spengo la TV: le cose vanno esattamente come immaginavo. Abdichiamo mollemente: non me ne rallegro, ma è il naturale corso degli eventi. Il giorno dopo apro il giornale, e scopro che il mio amico, almeno in parte, aveva ragione. "Italia-Francia inizia e finisce con la caccia irrefrenabile a Michel Platini. Prima in campo, poi negli spogliatoi. La gente lo ascolta come si guarda una stella cadente che è splendida e che lascia sgomenti".


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