28 giugno

1942
Il derby dello stretto di Øresund

Neutrale la Svezia, occupata la Danimarca, al vecchio Idrætsparken di Copenaghen di tanto in tanto si gioca a pallone. Lo stadio si riempie, e per novanta minuti il mondo torna com'era quasi sempre stato. Le squadre si schierano, salutano la folla, e non  passa inosservato quell'omaccione svedese, che sarebbe poi il centravanti del Degerfors. Dicono sia un pompiere, e che sia capace di andare in porta trascinando con sé tre o anche quattro avversari, tutti quelli che inutilmente cercano di impedirgli di fare sino in fondo la sua strada. Si chiama Gunnar Nordahl (foto). Sì, è un esordiente, ha poco più di vent'anni. Inizia la partita. La Svezia vince, tre a zero, e lui segna il secondo. Il pompiere (presto avrà un soprannome più adeguato:  il 'bisonte') sarà, negli anni a seguire, uno dei più forti giocatori del mondo. La sua storia, un romanzo pieno di gol.
Tabellino | Nordahl: Eupallog Pentavalide

1950
Jacques 'Jackie' Fatton

Ah Jackie, ora che te ne sei andato tutti parlano di te. Dei tuoi trecento gol. Dei tuoi indimenticabili gol. Ti ricordi quello segnato a Zurigo, contro gli inglesi? Sì, proprio quello. Vinceste uno a zero, era nel maggio del ’47. Nel breve servizio su di te mandato in onda dalla televisione non l’hanno evocato. E’ vero, un mese prima avevi fatto gol anche a Firenze, contro il Grande Torino in maglia azzurra, ma contava poco, e avete perso cinque a due. E un mese dopo avete perso anche contro la Francia, a Losanna, ma una piccola soddisfazione te l’eri presa ugualmente. Vero, erano solo partite amichevoli, non contavano nulla. Eri giovanissimo, allora. Il bello è venuto dopo, ti ricordi? Certo, la tripletta all’Olanda nel ’50, a Basilea. Ma anche lì s’era trattato solo di un’esibizione. Non mi riferivo a quella partita. No, nemmeno allo spareggio del ’54 contro l’Italia, certo hai segnato al novantesimo ed è sempre buona cosa finire in bellezza, ma eravate già sul tre a uno. Italiani a casa, sì. Dico prima, ancora prima. Una rete importante, molto importante. Possibile non ti venga in mente? Se ne ricordano tutti, suvvia. Ma certo: a São Paulo. Senti questa musica: è un samba. L’hai suonata tu, quel giorno. Eri abbastanza irritato, perché il primo gol dei brasiliani non era buono, Alfredo si era trascinato la sfera oltre la linea di fondo. E quindi sei entrato con rabbia su quel cross radente di Bickel, li hai presi tutti sul tempo. Poi la zuccata di Baltazar, alla mezzora. Si correva a fatica, su quel campo, così pieno di sabbia. Sembrava finita. Però negli ultimi minuti li avete messi alle corde. Eri abbastanza solo, quando ti è arrivato quel pallone, ricordi? Eri nella tua posizione preferita, sul lato sinistro dell’area. Hai caricato il mancino (foto). Hai cercato la precisione invece della forza, era quello il tuo stile. Barbosa si aspettava che cercassi l’incrocio, invece hai scoccato un tiro basso e velenoso, e lui non ha avuto il riflesso giusto. Due a due, a due minuti dalla fine. Ti ricordi, Jackie? Due gol al Brasile, quanti ci sono riusciti? Eh sì Jackie, ora che te ne sei andato, tutti si ricordano di te. Tutti si ricordano quei gol. Quanti bei gol, quanti indimenticabili gol, Jackie.
1994
Cinque pezzi inutili

Per curiosità, ogni tanto occorre riguardare tabellini e statistiche. E' un buon metodo. Specie se relativi a eventi di cui abbiamo ricordi diretti. Oggi, dunque, ridiamo un'occhiata ai numeri della peggiore Coppa del mondo mai disputata. Quella del 1994, ricordate? Partite a mezzogiorno, pedatori cotti sotto il sole verticale e in stadi dove invece che l'odore del prato si sentiva aroma di pop-corn. Bene. Come sapete, i migliori furono Romario e Roberto Baggio. Senza loro due, la finale non sarebbe stata Italia-Brasile ma, forse, Bulgaria-Svezia. Che orrore! A ben pensarci, però - e, appunto, rileggendo i tabellini - la Bulgaria non era un XI di pellegrini ortodossi. Avevano tra le loro fila un certo Hristo Stoichkov, che fu capocannoniere del torneo. Sei reti in sette partite. Mica male. Come dice? Giusto, anzi giustissimo. Capocannoniere fu anche Salenko. Oleg Anatovlevič Salenko (foto), centravanti della Russia e, a quei tempi, del Club Deportivo Logroñés. Sei timbri, come il bulgaro. La Russia fu eliminata già nella fase a gironi, ma Salenko stabilì un record: cinque gol in una partita. Russia-Camerun. Sei a uno. Cinque gol davvero superflui e che non riscattarono l'onore di tutte le Russie. Ma permisero a Salenko di scrivere il proprio nome nel Guinness dei primati.
Cineteca


2012
Il gioco è semplice e il suo esito scontato

Eravamo in vacanza con alcuni amici tedeschi. Passammo vicino a un campetto. "Ehi, facciamo una partitella?", disse uno di noi. "Certo, perché no? una specie di Italia-Germania", aggiunsi. Ci guardarono sospettosi, confabularono tra di loro, e poi declinarono l'invito. Senza alcuna spiegazione. "E' chiaro, hanno paura di perdere", mi disse sottovoce colui che aveva proposto il diversivo. Era stufo di girare per spiagge e musei, ma a dire il vero non è che con il pallone ci sapesse fare granché. E poi, la sera stessa, in programma c'era proprio Italia-Germania, a Varsavia, semifinale del campionato d'Europa. Campionato d'Europa di calcio, sì. Avete presente? Il calcio. Quel gioco semplice, al quale si gioca in ventidue (undici per parte), si insegue un pallone per novanta minuti, e alla fine vince sempre l'Italia. No, non sempre. Se di fronte c'è la Germania e qualcosa di importante in palio. Così, tutti insieme e riforniti di bibite ci siamo sistemati nella piazza di un piccolo paese, dov'era montato un maxi-schermo. "Prima o poi la ruota girerà", disse Ulrich.  SuperMario aveva appena giustiziato Neuer con un bolide epocale, Italia due Germania zero. Girerà, sì. Ma quando?
P. S. La ruota è girata nel 2016 ...

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