31 ottobre


1970
Come un cinghiale abbattuto

Sembra il momento migliore della sua carriera. Luci e ombre del Mexico sono alle spalle, il campionato è ripreso, lui ha il tricolore cucito sul petto, il Cagliari domina e dà spettacolo. Domenica scorsa sbancava San Siro, e Rombo-di-tuono non era mai parso così spietato e devastante.
Ora la sosta, la chiamata in azzurro.
Si va al Prater, è sempre una trasferta insidiosa, specie se ci sono punti in palio. Catenaccio e contropiede, nella tipica interpretazione valcareggesca degli ultimi anni, e a un quarto d'ora dalla fine l'Italia conduce: due a uno. E' a quel punto che Riva riceve palla, quasi al limite dell'area, e mentre la controlla e si volta i bulloni spianati da un oscuro mediano viennese, Norbert Hof, schiantano la gamba del grande cannoniere.
Era già accaduto. Col senno di poi è facile dire che, dopo di allora, Riva non sarà più lo stesso. Fu tolto di mezzo nel suo momento migliore.
"Nato per battersi e per vincere, Gigi sa di dover pagare prezzi enormi sia in gara sia fuori dei campi di gioco. Davvero la sfortuna si abbatte su chi sa emergere sopra gli altri. Durante la partita non lo si è visto in modo straordinario, ma ha detto poderosamente la sua nelle azioni dei due gol ed ha creato complessi e paure incredibili nella retroguardia austriaca, che a volte gli si stringeva attorno tutta intera come una muta di cani intorno ad un cinghiale tra i cespugli" (Giovanni Arpino).
Abbattuto il cinghiale, cupo fu il silenzio che scese sul Praterstadion e sull'Italia, raccolta e sgomenta davanti alla tv.
Tabellino | Highlights | Altri
[Tratto da  Michele Ansani, Lenta può essere l'orbita della sfera]

30 ottobre

1963
La grande sorpresa

Doveva fare un bel freddo a Rotterdam, se fino a pochi istanti prima del calcio d'inizio i giocatori preferivano rimanere in tuta. Lì, al 'de Kuip', la rappresentativa del Granducato ospitava l'Olanda. Sì, non è un errore. Per gli ottavi di finale della Coppa Europa per nazioni, nel match di ritorno il Lussemburgo giocava in casa, contro l'Olanda. A Rotterdam? Sì, l'andata si era disputata ad Amsterdam. Ci sarà stato un motivo: forse perché all'andata era finita in parità (1-1), e gli arancioni preferivano non rischiare. Del resto, metà della formazione che schierano è composta da giocatori del Feyenoord, che dunque non dovrebbero subire psicologicamente il fatto di giocare in trasferta. Per farla breve, fu una grande sorpresa. Vinse il Lussemburgo. Già. Due a uno. E si qualificò per i quarti di finale. L'Olanda era davvero una squadretta, a quell'epoca. Ma bastava solo avere ancora qualche anno di pazienza. Eroe della partita (autore di una doppietta) fu Camille Dinner, protagonista di una discreta carriera in Belgio, tra Anderlecht e Molenbeek, e che poi si diede, con buona fortuna, alla politica. Insomma, uno che ci sapeva fare.


1977
Cuore matto

Lo stadio di Perugia porta il suo nome. Ha lasciato la vita su questo prato, una domenica pomeriggio, rincorrendo il pallone sotto una pioggia carica di brutti presagi. Renato Curi, già. Cuore matto? Forse, ma aveva solo ventiquattro anni quando se ne andò. Un bravo centrocampista, di bassa statura, e forse per questo gli piaceva farsi chiamare Gerd. Sì, Gerd Müller, il suo idolo. Un bravo centrocampista, che sapeva fare tutto e bene, e che perciò sarebbe probabilmente e presto finito in una 'grande'. No, non sarebbe rimasto per sempre a Perugia; un anno prima aveva segnato un gol alla Juventus, non è roba da tutti, logico che finisse sotto i riflettori. "Ci conforta in parte il pensiero che l'abbiamo visto per l'ultima volta nell'ambiente a lui più caro e congeniale, con l'abito della festa, con le tribune ricolme d'affetto, contro la squadra più blasonata d'Italia, quella Juventus che più di ogni altra formazione ha contribuito a consacrarlo campione" (Aldo Agroppi).
Profilo | Storie di calcio

29 ottobre

1997
Gigi nel gelo di Mosca

Fischia il vento e infuria la bufera, al Dinamo Stadium. In condizioni estreme, Russia e Italia si contendono un posto al mondiale di Francia. Passa mezz'ora, e Pagliuca perde o quasi una rotula cozzando contro Kanchelskis, potente e prepotente ala destra della Fiorentina. Lo sostituisce così tra i pali il predestinato, il diciannovenne da tutti indicato come l'erede di Zoff, Jashin e Zamora e Banks e così via - mica si scherza. Il diciannovenne Gianluigi 'Gigi' Buffon, il portiere del Parma. In maniche lunghe ma senza calzamaglia, a cento gradi sottozero (cos'avrà pensato la mamma, guardandolo in tv?). Come si sa, lui è ancora lì, è ancora il numero uno della nazionale italiana, pressoché insostituibile e ancora senza autentici eredi, nonostante di anni ne siano passati venti, poco meno di metà della sua vita. A Mosca prende anche il primo gol, e chi glielo segna? Un suo amico e compagno di squadra, anche lui giovincello anzichenò: Fabio Cannavaro. Un bell'autogol grazie al quale Russia e Italia pareggiano, sicché tutto si deciderà nel match di ritorno, a Napoli. Dove Gigi non giocherà; il futuro per lui è ancora tutto da gustare e sarà pieno di luci, ma anche di ombre.
Cineteca 



2003
La prima 'ala tornante'

"Se n'è andato Ginetto Armano, un vecchio campione di pura scuola Vecchio Piemonte, figlio della nobile, forte e assai gloriosa genia sportiva mandrogna. Fu la prima ala tattica del football italico, vinse due scudetti con l'Inter negli anni Cinquanta e si consacrò in un finale di carriera romantico (verrebbe da dire bello e dannato) con il Torino" (La Repubblica, 30 ottobre 2003). Cresciuto nel vivaio dell'Alessandria (foto), "l'8 dicembre 1946, proprio contro l'Inter, fece un figurone e impressionò la dirigenza del club milanese. Due stagioni più tardi Masseroni, presidente interista dell'epoca, lo portò a Milano e qui Armano si impose come ala destra. Diversi critici sono concordi nel ritenere Armano il primo prototipo di tornante, figura calcistica in voga fino a pochi anni fa, evolutasi oggi nel ruolo dell'esterno". Nell'Inter compose "un attacco che vantava Lorenzi, Amadei, Campatelli e Nyers e resse il peso della sfida e della concorrenza" (Gazzetta dello Sport, 30 ottobre 2003). Quattrocento partite e più di cento gol in serie A, nessuna presenza in nazionale; singolare, per uno la cui carriera si sviluppò negli anni dopo Superga.

28 ottobre

1984
Il segno di Attila

C'è chi giura di averlo visto balzare oltre le gradinate, sino a un'altezza dalla quale è possibile guardare le montagne lontane, e tutta la metropoli, i campanili e i viali alberati, e dicono anche che pochi abbiano capito che non si trattava di un'apparizione, ma solo del nuovo centravanti del Milan, un inglese, di nome Mark, di cognome Hateley, un nuovo idolo, lunga chioma, e quelli che erano a San Siro lo hanno visto levarsi verso il cielo, mentre Fulvio Collovati vanamente cercava di tenerlo giù, di contenerne la furia, di impedire che la tremenda inzuccata mettesse fine alla partita. Quella bordata che diede il risultato finale a un derby di transizione, quell'acrobatica e fantastica esercitazione aerea rimase pressoché l'unico segno lasciato da Attila nella storia del Milan. Unico, ma spettacolare e indelebile.
Tabellino (sub data) | Highlights


1987
Il record cancellato di Bosman

Il loro modo di esultare è molto simile (un solo braccio alzato, come a prendersi merito relativo), e hanno giocato qualche anno insieme nell'Ajax, segnando valanghe di reti. Da quest'anno però Marco è andato al Milan e lui, John, non sembra avvertirne l'assenza: anzi, va a rete con ancora maggiore frequenza. Michels, sulla panca degli Oranje, non ha ancora deciso quale dei due preferire; difficilmente li schiera insieme dall'inizio. O l'uno o l'altro; poi, in caso di necessità o di opportunità, dentro l'uno o l'altro, e la coppia si ricompone a partita in corso. Oggi ce n'è una importante, a Rotterdam si gioca per la qualificazione agli europei tedeschi. Contro la fortissima nazionale cipriota. Marco s'è fatto male, e allora dentro John. John Bosman dopo un minuto ha già archiviato la sensazione che possa essere una partita emozionante. Passa un altro minuto e dagli spalti del De Kuip qualcuno sgancia una pallina da tennis nella quale è nascosta una piccola bomba, che esplode proprio vicino al portiere isolano, Andreas Haritou (foto), fortunatamente senza ammazzarlo. Portiere fuori uso e, naturalmente, il resto del match non vale nulla. Andrà ripetuto. Peccato per John, perché degli otto gol realizzati dalla sua squadra quel giorno, lui ne timbrò cinque. Da record. 
Tabellino (erroneamente classificato come "International Friendly" | Highlights | "Bomincident"