20 gennaio

1924
Il vero gioco del foot-ball

"Valeva la pena di venir da lontano per veder giuocare l'Austria di ieri. Non v'erano i grandi nomi. Mancavano gli uomini del Rapid in  tournée in Spagna e quelli dello Hakoah in giro per l'Egitto e per la Palestina. Ma senza Kuthan, né Brandstetter né molte stelle di prima grandezza, gli austriaci giuocarono come certo non li avevo visti da un paio d'anni a questa parte. Chi volesse soffermarsi sui particolari tecnici che costruiscono la bellezza del giuoco svolto, dovrebbe enumerare la cura nel tenere il pallone a terra, lo stile della corsa, lo studio dell'equilibrio del corpo, il passaggio fatto senza 'effetto', il lavoro di testa che mira a costringere la palla al suolo invece che ad alte parabole, il modo di affrontare l'avversario dei mediani, i servizi resi agli attaccanti dai terzini. Per tutto il match l'occhio fu attratto, come da un richiamo costante e prepotente, dalla velocità del piccolo Horvat, dal senso della posizione di Blum, dal lavoro di Swatosch a cui l'intelligenza fa compiere miracoli;  chi volesse ricordare particolari tattici non ha che da pensare al collegamento fra linea e linea, ai bei passaggi in profondità non dove il compagno si trova ma dove egli può giungere prima dell'avversario, ai cambiamenti di posizione, alla preferenza sempre data al collega che ha gli occhi rivolti al goal avversario, punto di mira di ogni azione, al senso di .riflessione e di altruismo cui si informa ogni movimento. L'Austria possiede certo una squadra migliore di quella dì ieri, sulla carta. Ma sul campo, nel fango di ieri, dubito molto che essa avrebbe fatto miglior prova. Il perdere contro una compagine di questo calibro non è disonorevole per nessuno".
Vittorio Pozzo ha una grande ammirazione per il Team, alla cui guida c'è Hugo Meisl. Impara, prende appunti e li mette nero su bianco per i lettori di La Stampa. Per inciso, la partita era Italia-Austria, si giocò a Marassi (foto), e gli azzurri (non disonorevolmente, ma contro quelli non vincevano mai) ne incassarono quattro. A zero.
Tabellino


1935
Peppino e "gambastorta"

Per la 13ma giornata sale all'Arena la derelitta Sampierdarenese. L'Ambrosiana può approfittare di una difficile trasferta a Bologna dei Viola, che conducono con ben sei punti di vantaggio in classifica. I liguri sbarrano l'accesso alla propria area, e il primo tempo si esaurisce nella noia. Poi si sveglia Peppino: tutti addosso a lui, e spazi liberi per Attilio Demarìa, "un gambastorta argentino che sa il fatto suo" (Gianni Brera). Finisce sei a uno, e 'gambastorta' (nella foto) riesce finalmente a calare un poker.
Tabellino | Demaria: profilo | I suoi gol nell'Inter


1985
Il figlio di Cesare Maldini

Serie A, 16ma giornata. L'Udinese, alla fine del primo tempo, ha un gol all'attivo, il Milan nessuno. All'inizio del secondo Battistini non rientra: al suo posto un ragazzino esordiente. I primi tempi al Meazza saranno duri per Paolo. Ogni passaggio sbagliato un brontolìo. Ogni mossa fuori tempo scuotimenti di testa. Pesava la genealogia. Nessuno immaginava che quel 'raccomandato' sarebbe in capo a pochi anni divenuto uno dei più forti di sempre nel suo ruolo.
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