10 aprile

1910
HablaHabla

Nasce, a Buenos Aires, Helenio Herrera Gavilàn - ma non c'è da essere troppo sicuri, sulla data e sul luogo. La sua vita sarà romanzesca; diventerà un entrenador a suo modo prototipico, per alcuni anni il più pagato e il più famoso del mondo. Allena la Francia, la Spagna, l'Italia; il Barça, e naturalmente l'Inter. "Nel calcio nessuno ha sempre ragione; nessuno ha sempre torto. Helenio ha dato la sua impronta a un'epoca. Ha vinto molto e anche molto perduto ma, tutto sommato, la sua è la figura d'un vincente. E come tale può dire nel calcio quel che gli aggrada: nessuno dei suoi molti figli perderà il pane per un pronostico mal azzeccato" (Gianni Brera).
Biografia (Brera) | Storie di calcio (Brera)



1974
Inatteso acuto del povero diavolo

Il povero diavolo viene da una serie di imbarcate sensazionali. Una manita nel derby, i sei schiaffi dell'Ajax, e un impressionante filotto di sconfitte in campionato. E stasera, a San Siro, con mezza squadra in infermeria, se la vede col Borussia - certo, quello che rifilò sette schiaffoni e una lattina ai cugini. Nereo ha lasciato, in panca ora c'è il Trap, alle sue prime esperienze. E' la semifinale di andata della Coppa delle coppe, e il Milan partecipa solo perché detiene il trofeo. Trap deve schierare Lanzi e Turone, e financo Ottavio Bianchi al posto del Golden. Come può sperare di cavarsela contro quei tedeschi invasati, anche se l'amazzone è emigrato a Madrid? E invece se la cava, e benone. Bigon e Chiarugi, due a zero. Ultimo acuto dei rossoneri in Europa, se ne riparlerà negli anni della Milano da bere.

1991
Notti slave

Se batti il Bayern in semifinale di Coppa dei campioni, e soprattutto se sbanchi l'Olympiastadion, significa che vali qualcosa. Non che ci fossero dubbi: era una Stella piena di stelle. Due anni prima, il Milan se l'era vista brutta, ma Eupalla fece scendere la nebbia su Belgrado e pretese un'altra partita. La ruota però gira anche nel football. Nella notte di Monaco, la Stella sembrava spacciata. Alla vigilia. E anche alla fine del primo tempo. Non era forse un Bayern scintillante di gioco e di nomi: concesse il contropiede a Pancev e Savicevic (nella foto), perse il match casalingo e preparò la gita all'inferno del Marakana con poche speranze di tornare vivo in Baviera.


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