28 febbraio

1904
Benfica

Sono 24 alunni di un Istituto di solidarietà sociale fondato dopo il terremoto di Lisbona del 1755 che dànno vita a quello che sarà il più importante club di calcio del Portogallo: lo Sport Lisboa e Benfica. Il principale artefice fu Cosme Damião, che in quegli inizi fece tutto ciò che un appassionato di football può umanamente fare: il giocatore, l'allenatore, il dirigente della propria squadra. Luminosa è la storia del Benfica. E particolarmente nei primi 1960s, quando sono proprio i lusitani a chiudere il ciclo dell'egemonia madridista in Europa, accendendo la stella di Eusébio.
Sito ufficiale

1944
The Cat from Anzing

Anzing è una piccola località della Baviera, una ventina di chilometri a est di Monaco. Qui è cresciuto il Gatto, al secolo Josef Dieter Maier - per gli intimi "Sepp": grande portiere del Bayern e della nazionale tedesca per tre lustri, dalla metà dei 1960s. "I’ll give up playing football when there’s moss growing on my knees", scherzava spesso. Considerato tra i migliori di sempre nel suo ruolo, che interpretava spesso stando lontano dai pali, vicino alla fonte di ogni pericolo.


1962
La coppa stregata

Epperò, scrive Monsù Poss, la Juve non meritava di perdere. Stavolta no. Sembrava la squadra di Rosetta e Caligaris, di Orsi e di Monti. Ha beccato un gol sulla prima azione degli avversari (con classe, un tocco via l'altro, i Blancos - ma di scuro vestiti - sono praticamente entrati in porta col pallone), ha rimontato (che meraviglioso gol - foto - di Sivori!), ha mandato in visibilio i francesi venuti al Parco per vedere gli assi di Madrid, ma non c'è stato nulla da fare. Il ritmo infernale del gioco lascia i bianconeri con le gambe molli nell'ultimo tratto del match. Stacchini e Charles si fanno male, la Juve gioca in dieci, gioca in nove uomini. E poi, di fronte a quelle vecchie volpi, basta rilassarsi per un solo istante ed è la fine. Niente supplementari, niente semifinali. La coppa è, per nostra signora, immancabilmente stregata.
Cineteca

27 febbraio

1913
Eventi sportivi di richiamo in Francia

Pedatori inglesi scavalcano la Manica e si spingono fino a Colombes. Festa di mezza Quaresima, si celebra con eventi sportivi di richiamo, e nonostante il corteo della Regina e un tempo piuttosto incerto, al campo c'è parecchia gente. Gli inglesi (foto) sono in una formazione "B", non hanno bisogno di mandare i migliori per insegnare qualcosa di football ai franzosi. Le prime lezioni sono state considerevoli, ma qualcosa i padroni di casa stanno imparando, tant'è che nell'ultima occasione (era il 23 marzo del 1911) i gol sono stati solo tre, tutti britannici (per la prima volta non ci fu bisogno di due pallottollieri). Il trend  è confermato. Finisce 'solo' quattro a uno. Allons enfants de la Patrie!

26 febbraio

1907
L'inventore della Coppa d'Inghilterra

Si spegne, a Londra, Charles William Alcock. Non fu un grande calciatore, è vero. Ma un grande, grandissimo organizzatore. Da questo punto di vista, la sua vicenda precorre quella di Jules Rimet. E' tra i fondatori dei Wanderers, nella tradizione auroriale delle Publich Schools inglesi. Si applica con successo nell'allestimento di incontri internazionali. E' conosciuto, autorevole, e perciò di frequente viene ingaggiato come referee. Soprattutto, e tuttavia, inventa la FA Cup: ciò basti, perché ai devoti di Eupalla sia degno di ricordo il suo nome.
Profilo


Mazzandro, capitano, dà disposizioni
alla barriera
1974
Patto di non aggressione

All'Olimpico è ancora carnevale, dunque Italia e Germania scendono in campo mascherate, fingono di valere poco o nulla, pareggiano senza lo straccio di un gol e si danno appuntamento (dicono) per la finale della coppa del mondo, che costituirà senz'altro la vera rivincita della semifinale giocata all'Azteca nel 1970. "L'amicizia è salva". Già. Negli azzurri fa capolino Pino Wilson, il libero della Lazio. Al posto di Gigirriva c'è Luciano Chiarugi, il biliardista. Juliano batte Rivera, resta in campo per due minuti (gli ultimi della partita). Morini giocava? Le telecamere non l'hanno mai inquadrato, ma sì che giocava. Lo stesso dicasi per Gerd Müller. Mai inquadrato neppure lui. Merito di Morini, dicono. Zoff è imbattuto da mille e sette minuti. Non è che l'abbiano particolarmente impegnato. Ci rivediamo a Monaco? Sì. Buonanotte.


1986
L'artigianato di JPP

Negli anni a cavallo del 1990, la stella del calcio transalpino era Jean-Pierre Papin. Visse (e parecchi palloni insaccò) fra il tramonto di Platini e l'alba di Zinedine Zidane; vinse qualcosa con l'OM e col Milan, ma con la maglia dei Bleus conobbe solo delusioni, pur esercitando il suo buon artigianato del gol. Gli inizi, peraltro, non furono entusiasmanti: ne produsse solo tre nelle prime quindici apparizioni. Lasciò i francesi con la bocca asciutta all'esordio, occorso in un'amichevole sull'erba ghiacciata del Parc des Princes contro l'Irlanda. Zero gol, zero a zero.


1999
L'eroe di Berlino

Si spegne, a Milano, Annibale Frossi. Velocissima ala destra, eroe italiano alle Olimpiadi di Berlino del 1936, giocò ed ebbe buoni successi nell'Ambrosiana: "possedeva grande scatto e ammirevole coordinazione: non aveva gran tocco di palla ed era scarso in acrobazia perché, miope, doveva giocare con gli occhiali" (Gianni Brera). Il suo stile di gioco - dicono - era freddo, essenziale. Un giorno del 1938, all'Arena - ultimo campionato di Meazza da centravanti -, "aveva mancato un pallone. Platealmente se ne doleva. Meazza lo raggiunse, gli tolse gli occhiali, li volse al cielo quasi li volesse ripulire. Esplose la più colossale risata della storia calcistica" (Mario Fossati). 

25 febbraio


1882
Il giorno di John Price

Eh già. In cinque anni di attività internazionale i Dragoni gallesi avevano raccolto una sola (ma notevole) soddisfazione: battere l'Inghilterra (modesta) a Blackburn, l'anno precedente. I quattro test-matches fin lì organizzati a Wrexham, contro scozzesi e inglesi, erano coincisi con altrettante batoste. Si prova allora con l'Irlanda (è il primo confronto tra le due rappresentative), e finalmente per gli appassionati che gremiscono il Racecourse è una giornata da ricordare. Un notevole 7-1, da intestare soprattutto a John Price (nella foto, il penultimo a destra), attaccante del Wrexham che cala un bel poker. Unico giorno di gloria di una modesta carriera.
Tabellino | Profilo di Price

1976
Il predestinato

A un esordiente, l'Estadio Centenario dovrebbe - come minimo - far tremare le gambe. Fu per il baricentro basso, per incoscienza o per già matura coscienza di sé, che a Zico le gambe non tremarono affatto. Finalmente una partita nella Seleçao, l'unico del Flamengo reclutato da Osvaldo Brandão. Il Brasile di quegli anni non era una banda di fuoriclasse; lui poteva diventarlo. Gli occorreva darne dimostrazione, e la diede. Un colpo dei suoi, un colpo divenuto classico: il calcio da fermo fuori dall'area, il pallone che curva la sua traiettoria e placido si deposita alle spalle del portiere. Già. Battesimo con gol decisivo: tipico dei predestinati.
Tabellino (sub data) | Highlights

24 febbraio

1964
Mister Garbutt

Si spegne, a Warwick, William Garbutt. Giocò una decina d'anni, prima che un brutto incidente lo costringesse al ritiro. Venne in Italia nel 1912, e fu un brillante allenatore - di Genoa, Roma, Napoli, Milan  -, il primo 'mister' del calcio italico. "E c'era Willy Garbutt. Mi volsi, ad un torneo in Alessandria, e vestivo ancora la divisa militare, sentendo parlare inglese. Mi lambiccai a lungo il cervello per studiare e ricordare dove avevo incontrato per il mondo quella figura caratteristica di sportivo. A Blackburn, anni prima, quando risiedevo in Inghilterra, avevo assistito dai posti popolari e da una distanza di pochi metri all'incidente che doveva porre fine prematura alla sua carriera di giocatore, in una partita contro la squadra del mio cuore, il Manchester United. Il mondo è piccolo, e grande fu l'amicizia che ci unì, da quel momento, attraverso gli anni" (Vittorio Pozzo).
Biografia

Víctor Muñoz Manrique
1982
Le illusioni della Spagna

La Roja ha messo le tende a Valencia. Qui, infatti, attende le rivali nella fase a gironi del mundial. Gli uomini di Santamaria devono acclimatarsi, prendere bene le misure del campo, affezionarsi alle due aree di rigore, farsi ben conoscere dalla gente del posto. Oggi il test-match - il terz'ultimo in calendario - è di un certo richiamo. Al Casanova arriva la Scozia, essa pure qualificata alla Coppa del mondo e fresca vincitrice della British Championship. Una compagine solidissima, innervata da tre colonne del superLiverpool (Hansen, Souness, Dalglish: giocatori così, di questi tempi, la Spagna può solo sognarli), ma nemmeno sono da sottovalutare i due talentuosi militanti nell'Ispwich (Wark e Brazil), mentre a far numero ci sono gli espertissimi bucanieri dela Scottish League. Insomma, "una de las selecciones más fuertes del Viejo Continente", spiega Mundo Deportivo. Però finisce tre a zero per i rossi; prestazione maiuscola e sorrisi sognanti.


1993
Il leader

Si spegne, a Barking (Essex), Bobby Moore. "My captain, my leader, my right-hand man. He was the spirit and the heartbeat of the team. He was the supreme professional, the best I ever worked with. Without him England would never have won the World Cup" (Alf Ramsey). A quel trionfo non ne aggiunse molti altri, nei lunghi anni in cui fu il signore di Upton Park. Scolpite nella memoria rimangono di lui tante immagini; l'istante più iconico della sua carriera è, tuttavia, lo scambio di maglia con Pelé a Guadalajara nel 1970. Senza saperlo, con la sua maglia il capitano dell'Inghilterra consegnava a o Rey anche la coppa del mondo.


23 febbraio

1966
I nomi del Ferencvaros

Monsù Poss, ci parli della squadra che stasera affronta l'Inter, a San Siro, per l'andata dei quarti di finale di Coppa dei campioni. "La squadra che in regime dì Coppa dei campioni è ospite questa sera dell'Internazionale allo stadio di San Siro aveva un grande nome una volta. Fu una delle più grandi che il calcio magiaro abbia mai prodotto. Nel corso dei suoi sessantasette anni di vita ha vinto ventun volte, certo non consecutive, il campionato dell'Ungheria, ha riportato due volte la Coppa dell'Europa centrale nei lontani anni 1928 e 1937 e si è classificata prima l'anno scorso nella Coppa delle Fiere. Il suo nome data dai tempi dell'impero absurgico ed era storico a Budapest. Tanto che nell'ultimo dopoguerra, nella mania di abolire ogni cosa che ricordasse il passato, il nome stesso venne senz'altro cancellato e sostituito da altro attinto da un prodotto alimentare. Non fu che più tardi, quando le acque politiche si quietarono alquanto in Ungheria, che i tifosi riuscirono ad imporre al sodalizio il ritorno al vecchio storico nome. Sotto questo nome il Ferencvaros è tornato ad imporsi conquistando nuovamente l'anno scorso il titolo di campione del Paese. Esso è ridiventato ora uno dei fornitori principali della squadra nazionale, alla quale ha già dato, ultimamente, la bellezza di sette elementi, fra i quali il noto centravanti Albert. La squadra non si trova attualmente in piena forma, a seguito del riposo calcistico che regna in Ungheria durante l'inverno. Per questo motivo essa è andata a prepararsi in Svizzera per l'incontro di stasera. Ma il Ferencvaros è la dimostrazione pratica che certe cose del passato non si possono distruggere. Basta pensare agli uomini che essa ha prodotto nei tempi del passato, quando gli incontri fra le nazionali dell'Italia e dell'Ungheria costituivano uno degli avvenimenti prelibati del calcio europeo. Si chiamavano, questi uomini, Sarosi, Turay, Takacs, ed essi hanno dato luogo a una generazione classica che nessuno di noi ha dimenticato". Certamente no. Beh, com'è finita stasera con l'Inter?


1977
Auf wiedersehen, Kaiser!

Parigi val bene un addio, e come no. E dove poteva il Kaiser, altrimenti, dare l'addio alla sua Nationalmannschaft?  Vestita quella maglia in 103 occasioni, restava da mettere al braccio la cinquantesima fascia da capitano. Al Parco dei Principi, certo, e a soli 32 anni, non ancora compiuti peraltro. Con lui ci sono ormai pochi della vecchia, grande compagnia bavarese: Sepp Maier, certo; e l'antico mastino del suo reparto, Berti Vogts, rivale però di mille battaglie nella Bundesliga. Sì, c'è anche Bernd Hölzenbein, in quel magico pomeriggio all'Olympiastadion del '74 giocava anche lui. Intorno, alcuni giovani aspiranti alla successione. Tra tutti, il Kaiser predilige Kalle, Karl-Heinz Rummenigge, poco più che ventenne, enorme promessa del Bayern. Il Bayern, già. Franz ha deciso che anche Monaco va per ora lasciata alle spalle. Andrà a New York, giocherà un po' di partite con Pelé. Che coppia! Intanto, c'è da onorare la partita. I francesi. Li guarda dall'alto verso il basso, prima del calcio d'inizio. Alcuni li conosce già, perché giocano nel Saint-Etienne e gli avevano conteso la Coppa dei Campioni l'anno precedente: naturalmente senza fortuna. C'è anche un ragazzino della stessa età di Kalle, gioca nel Nancy; Franz si accorge di essere osservato proprio da lui, con sguardo meno timido che furbo. "Come ti chiami, ragazzo?". "Michel", risponde tendendogli la mano. "Michel, e poi?". "Michel Platini: piacere!". Ecco. La partita può iniziare, ma il pensiero corre altrove. Al passato, al futuro. Il re del decennio successivo è stato già designato da Eupalla, e nessuno ancora lo sa. Ma era giusto che i due, almeno per una sera, almeno per un gioco, si disputassero lo stesso pallone. Vinsero i francesi, uno a zero, ma poco importa.
Cineteca

22 febbraio

1931
Il tabù infranto

Il disegno di Carmelo Silva - basato sulle cronache dei tempi - la dice lunga: gli austriaci stanno troppo alti e lasciano a Meazza cinquanta metri di campo per andare in porta. Uno a uno, palla al centro, San Siro esplode di entusiasmo e solleva gli azzurri là dove non erano ancora arrivati: all'altezza dell'Austria. Mai battuta prima. Un tabù. "Gli Azzurri hanno superato felicemente la prova più difficile della stagione. Una prova al cospetto della quale si erano infranti gli sforzi di quattro generazioni di calciatori nostri" (Vittorio Pozzo). Monsù esagera (addirittura quattro generazioni!), ma il suo squadrone aveva davvero preso forma.
Tabellino



1961
Il Barça abdica in Scozia

Detentore delle uniche due edizioni disputate della Coppa fieristica, il Barça incrocia nei quarti gli scozzesi dell'Hibernian. Pare un turno agevole per i catalani. Eppure, nonostante Sándor Kocsis infili quattro palloni complessivi nella porta degli Hibs, in semifinale ci vanno gli edimburghesi. Partite mozzafiato, uno sprint interminabile. Chiude i fuochi d'artificio Bobby Kinloch (nella foto, l'euforia dell'impresa), dal dischetto, a tre minuti dal 180'.
Tabellino 


1987
Pazienza e buon senso

Questo era il motto di Umberto Lenzini, modesto pedatore in gioventù e presidente della Lazio dal 1965. Si spegne, a Roma, il 22 febbraio 1987. Con lui al timone, il club raggiunge traguardi in passato nemmeno sfiorati. Nei primi '70, una progressiva ascesa porta la Lazio nell'élite del calcio italiano; rincorsa che si conclude con il leggendario trionfo della stagione 1973-74.


1989
Gli spiccioli di Stefano

Prosegue serrata la processione degli Azzurri negli stadi italiani, per incontri solo amichevoli in preparazione del mondiale. A Pisa, arriva la Danimarca. Avversario sempre temibile, va da sé. Il risultato conta poco, schiodato dallo Zio dopo un'ora di gioco (è il suo ultimo gol con questa maglia addosso); contano di più gli 'esperimenti', il buon Azeglio dovrà selezionare uomini vincenti e di patrio ardore animati. Tra gli undici iniziali, solo Nicola Berti ha messo finora da parte qualche gettone. Ma sullo scorcio, alzatisi dalla panchina, esordiscono Massimo Crippa e, soprattutto, Stefano Borgonovo. Spiccioli di partita, che Stefano sommerà a quelli raccolti in altri due test-matches di fine marzo, tra Vienna e Sibiu. Spiccioli senza gloria per lui, o forse ricordi preziosi da custodire nei giorni futuri, quelli della straziante agonia.


2004
Il guardameta del maracanaço

Si spegne, a Montevideo, Roque Máspoli. Fu il guardameta dell'Uruguay nelle Coppe del Mondo del 1950 e del 1954.
Basta e avanza.



21 febbraio

1897
La Stella Rossa di Parigi

Pare che il nome (Red Star Club Français) sia stato scelto pensando a Buffalo Bill o a una Compagnia navale atlantica. Poco importa: questa squadra di calcio venne fondata da Jules Rimet (nella foto), il grande escogitatore del football. Fu un club abbastanza importante nella prima metà del secolo scorso, quando vinse alcune edizioni della Coppa di Francia. Nel dopoguerra, il declino irreversibile. Oggi, mestamente, quelle antiche maglie sono indossate da pedatori della seconda o terza divisione, su e giù, giù e su; c'est la vie.
Sito ufficiale


1979
Da Zamora a Pelé

Si spegne, a São Paulo, Waldemar de Brito. Ha militato in svariate squadre del Sudamerica, e fu ovunque notevole artilheiro. Anche nella Seleçao ha lasciato ricordi in forma di gol: 18 in altrettante partite, fra il 1933 e il 1934. Ma ciò che lo sottrarrà per sempre all'oblìo sono un rigore sbagliato e la scoperta di Pelé. Portò quest'ultimo al Santos, nel 1954, predicendone il regno. Quanto al rigore, glielo parò Zamora alla Coppa del Mondo del '34. Era il primo penalty mancato nella storia della competizione, e costò al Brasile l'eliminazione.


2004
Il gigante buono

Si spegne, a Wakefield (West Yorkshire), John Charles, archetipico centravanti gallese, che formò con Boniperti e Sivori un epocale trio d'attacco nella Juventus. "Era apprezzato soprattutto per la testa; pochi confronti: Shakespeare, Leonardo. Se passava un pallone nei dintorni di quella fronte, generosamente spaziosa, finiva in rete" (Enzo Biagi).
Pentavalide


20 febbraio

1921
Quella prima volta a Marsiglia

Solo una volta la Francia giocò allo Stade de l'Huveaune, arena dell'Olympique Marseille. Ebbe di fronte l'Italia, per un confronto ormai quasi classico. Dicono le cronache che i francesi dominarono il campo nel primo tempo, finito avanti di un gol. Ma nel secondo la truppa azzurra si riscosse, rimontando e vincendo la partita (decise il genoano Aristodemo Santimaria - nella foto), stabilendo un'egemonia sui confinanti che non verrà intaccata fino a tempi assai recenti. Prima vittoria italica in terra franzosa.
Tabellino

1940
Il lavativo

Nasce, a Londra, Jimmy Greaves. Per dire: a ventuno anni avrà già segnato cento gol in First Division. Chelsea e Tottenham saranno le sue squadre, con breve parentesi al Milan (dieci partite, altrettanti gol) e un'ultima stagione (poco più che trentenne) a Upton Park. "Un abilissimo stilista, ma un gran lavativo", fu il giudizio di Brera. Appese le scarpe al chiodo, farà fatica a contare i propri gol; ma le appenderà vicino alla foto della Coppa del Mondo che vinse nel 1966.

Mazzandro e Domingo
1971
Dopo i pomodori, gli agrumi

I paradossi del calcio italico. La nazionale di Valcareggi, campione d'Europa e vicecampione del mondo, non fu molto apprezzata in vita. Così, dopo i pomodori al ritorno dalla leggendaria spedizione messicana, ecco gli agrumi a Cagliari. Per la prima volta a Cagliari, in un'amichevole contro la Spagna, gli azzurri scendono in campo senza un sardo, senza un solo uomo che militi nella squadra campione d'Italia. Riva si era immolato a Vienna. Domenghini è in panca, il che indispettisce ancora di più il pubblico - al suo posto, in posizione di ala destra, c'è Mazzola, "fischiatissimo come un ladro di maglia". Così i cagliaritani parteggiano per la Roja, guidata da Ladislao Kubala, che chiude il primo tempo sul due a zero. Confuso forcing dei nostri nel secondo tempo, svantaggio solo dimezzato. "E' caduta una stella, è finita la fortuna, anch'essa stanca di concedere i suoi favori a gente che ne ha goduti fin troppi": così intonava il De profundis Giovanni Arpino. "E ora non ci si venga a dire che si trattava di un incontro amichevole: questo è un incontro storico. Si scende dal vecchio carrozzone per salire su uno nuovo, anche se costa doverlo aspettare qualche minuto di più alla fermata". L'attesa si protrasse, per qualche anno.
Cineteca

1979
Addio al Paròn

Si spegne, a Trieste, Nereo Rocco, grandissimo interprete del calcio all'italiana, artefice del primo ciclo europeo del Milan. "Un uomo diverso da com'è stato raccontato. Timido, rispettoso. Sembrava burbero ma non lo era, ogni tanto gli scappava una battuta in dialetto ma era un uomo colto, che non diceva mai nulla di banale. Parlava volentieri con noi, ma non aveva mai il coraggio di avvertirci: oggi stai fuori" (Giovanni Trapattoni).



19 febbraio

1910
Apre il Teatro dei Sogni

Per il match di First Division tra United e Liverpool si inaugura Old Trafford. "The most handsomest, the most spacious and the most remarkable arena I have ever seen. As a football ground it is unrivalled in the world, it is an honour to Manchester and the home of a team who can do wonders when they are so disposed” (The Sporting Chronicle). Non andò bene ai Red Devils: in vantaggio di tre gol, furono rimontati e superati. Più che un sogno, un incubo.
TabellinoStoria di Old Trafford



1969
Clamoroso a Lisbona

Mentre il Milan pattina sul'erba innevata di San Siro ed è bloccato dai temibilissimi scozzesi del Celtic, in un altro quarto di Coppa dei campioni si è già alla resa dei conti. Il Benfica pare in condizioni smaglianti; è candidato a rinverdire i successi dei primi anni '60, ridimensionando perciò a chiacchiera la profezia di Guttmann. Infatti, opposto al proto-Ajax, aveva all'andata passeggiato ad Amsterdam: tre a uno. Ora, nell'imponente scenario dell'Estadio da Luz, c'è solo da archiviare la pratica. Senonché il giovane asso dei lancieri, il numero quattordici, non ha voglia di abbandonare così presto la competizione. Ci pensa lui, nella fase centrale del primo tempo, a portare i suoi sul tre a zero (incredibile!): nella foto, si sta rialzando, dopo essere arrivato su un pallone indeciso e maltrattato da deviazioni varie, insaccandolo di opportunistica prepotenza. Più tardi, invece, segnerà un gol di rara bellezza, convergendo da sinistra in slalom e piazzando la sfera nell'angolo. Capolavoro. Si capisce quel che diventerà, a breve. Il Benfica, tuttavia, è salvato dal solito Torres. Risultato speculare a quello dell'andata, e spareggio. E spettacolo.

18 febbraio

1951
La mejor cabeza de Europa

A Chamartín c'è parecchia gente, anche se è solo un test-match e l'avversario  della Roja non è di particolare richiamo. Nella commissione tecnica ora c'è anche Paulino Alcántara - il filippino naturalizzato catalano, pardon spagnolo, sì proprio lui, la grande stella del Barça di qualche anno or sono - e dunque ci si può aspettare una festa di gol. Sono tempi in cui il terrore dei portieri iberici è un basco, nome lungo (Telmo Zarraonandia Montoya, abbreviato in "Zarra": foto) ma colpi brevi e letali. Fino ad anni molto recenti, nessuno aveva segnato più di lui nel campionato di Spagna. Un'iradiddio. Infatti la Spagna vince sei a tre. Quanto a Zarra, chiedete pure referenze sul suo conto ad Adolf Hug, allora portiere del Locarno. Il basco, in quella partita, lo infilzò quattro volte, e lui non fu mai più chiamato a difendere la verginità elvetica.
1882
Il 'massacro' di Bloomfield

Per la prima volta scende in campo un XI che rappresenta la nazione irlandese. Ospita, a Belfast, per un friendly match, l'Inghilterra. Non c'è storia, non c'è partita. Non è nemmeno un allenamento. Finisce tredici a zero. Brillano le stelle dell'Aston Villa, Oliver Vaughton (nella foto) e Arthur Brown, che scuotono la rete, rispettivamente, cinque e quattro volte.
Tabellino






Daily Mail
1987
A proposito di quaterne

Gary Lineker, si sa, amava le abbuffate. Gli piaceva infierire. Doppiette, triplette a gogò. Ovunque. Anche con la maglia di Albione, la quale di solito appesantisce le gambe e inibisce la sinapsi dei pedatori che la indossano. Gary faceva eccezione. E - inoltre - si esaltava nelle grandi arene. D'accordo, per l'amichevole invernale tra Spagna e Inghilterra il colpo d'occhio del Bernabéu non è gran cosa, ma il centravanti di Leicester non ha davvero passione per questi dettagli. Tra le due squadre (a quell'epoca) più perdenti del mondo, hanno la meglio gli ospiti. Quattro a due, e quattro gol di Lineker in mezzora e poco più. Oh my God!

17 febbraio


1937
Il poliglotta

Si spegne, a Vienna, Hugo Meisl. Era il genio indiscusso del football amato da Vienna. Un maestro conosciuto e riconosciuto del mondo di cui parlava tutte le lingue. Forse spetta a lui l'onore d'essere considerato il primo costruttore di una squadra 'diversa' da ogni altra. Almeno in Europa.





1974
La manita

E' un Real che naviga nelle mediocrità del centroclassifica, e ospita un Barça - capolista e su di giri - su cui la vitamina Cruijff sta conseguendo effetti prodigiosi. In effetti, si può dire che la storia moderna del club catalano inizi con questa partita al Bernabéu, divenuta ovviamente storica. Cinque a zero, senza discussioni. "Sensacional!", è il commento (sobrio, tutto sommato) di El Mundo Deportivo.


1906
Solitude Ground

Siamo a Belfast, e da qui muove la British Home Championship del 1906. C'è Irlanda-Inghilterra, appuntamento fisso di ogni anno, dal 1882. La Football Association inglese non è che perciò sospenda le proprie competizioni per club, anzi: giornata regolare in prima e in seconda divisione. Una decina gli esordienti messi in campo dai due XI. Tra tutti, tuttavia, brilla l'ala destra del Preston, Richard "Dicky" Bond (nella foto) - tra i migliori pedatori albionici della sua generazione -, che mette la firma sul tabellino, aprendolo e chiudendolo: 5-0. Uniche sue reti per l'Inghilterra.
Tabellino



2005
L'idolo lunatico

Si spegne, a San Nicolás de los Arroyos (Buenos Aires), Enrique Omar Sívori. Era un fuoriclasse tipico della sua epoca: fantasioso, irridente, irascibile. E' stato, in qualcosa, l'annunciazione di Maradona. Dribbling funambolici, lingua tagliente, umori lunatici. Ha indossato poche maglie, ma è sempre stato l'idolo indiscusso dei suoi stadi: al River, alla Juve, al Napoli. Non lo amavano gli arbitri: "liberaci, o Signore, dalla luna di Sivori. Amen" (Emilio Violanti).





16 febbraio

1957
Le coppe di Ad-Diba

In pochi giorni si svolge a Kartoum, in Sudan, la prima Coppa delle Nazioni d'Africa. Le rappresentative iscritte sono quattro, ma il Sudafrica, all'ultimo istante, è 'costretto' a rinunciare. L'Egitto batte gli ospitanti, e incontra in finale l'Etiopia. Vittoria faraonica, quattro a zero, quattro gol di Ad-Diba, alias Mohammed Diab Al Attar. Dopo aver smesso di pedatare, farà di mestiere l'arbitro, e sarà piuttosto apprezzato. Non per nulla, nel 1968, toccherà a lui dirigere la finale della coppa con cui aveva brindato in gioventù.
Tabellino | Profilo di Ad-Diba 



1964
Lo chiameranno Bebeto

E' maschio, è maschio! Giocherà a pallone, è sicuro! Per ogni bimbo che viene alla luce in Brasile il futuro sperato è che sappia farsi strada con un pallone. Sarà stato così anche quando nacque, a Salvador, José Roberto Gama de Oliveira. Infatti diventerà famoso, segnerà tanti gol, vincerà moltissimi trofei. Lo chiameranno Bebeto. Avrà anche lui dei figli, e porterà sul campo il gesto del padre che culla il suo bimbo dopo un gol importante nella Coppa del Mondo.



2002
L'uomo di tutte le disfatte

Si spegne, a Guildford, Sir Walter Winterbottom. Fu il principale protagonista di tutte le disfatte inglesi degli anni '50. "In no other footballing country in the world could a manager with Winterbottom's results have survived so long. You could hardly blame him for the ghastly defeat in Brazil when, as he said, We did have our chances, dozens of them, but he was never an inspirational figure, he had a tendency to talk above his players' heads, and for all his interest in tactics, his strategies were often flawed" (Brian Glanville).
Profilo | Necrologio (B. Glanville, The Guardian)

15 febbraio

1879
Il football non era nelle sue corde

Nasce, a L'Aja, François Menno Knoote. E' il primo olandese scritturato dal Milan, e lui è ben contento di venire a Milano. In effetti, gli interessa diplomarsi al Conservatorio, vede per sé un futuro da cantante e non da pedatore. Quindi si allena poco e gioca meno: teme di danneggiare le corde vocali. Si narra di una partita in cui, appena venne a piovere, andò a rifugiarsi negli spogliatoi rifiutandosi di tornare in campo. Peccato: pare avesse talento. Due apparizioni in rossonero, uno scudetto.


1931
Silvio e Peppino

Alla seconda di ritorno l'Ambrosiana è molto mal messa in classifica, e solo quattro squadre si trovano in condizioni peggiori. Il titolo conquistato l'anno precedente ha inebriato la squadra, e il rendimento è scemato. All'Arena sono di turno i bianchi di Vercelli, che hanno tra le fila un diciottenne di cui bene si dice: Silvio Piola (foto). E' lui, dopo un quarto d'ora, a schiodare il match. Meazza non gradisce, e nel giro di pochi minuti ne fa due (il secondo mirabolante). Silvio prende nota. Anche oggi ha imparato qualcosa.


1967
La svolta mediatica

Andata dei quarti di Coppa dei Campioni a San Siro: la sfida è epocale, Inter contro Real Madrid. Televisioni di tutto il mondo collegate: per il massimo torneo continentale è il giorno della svolta mediatica. I detentori spagnoli, lo squadrone di HH. Prezzi dei biglietti alle stelle, lo stadio non si riempie. E la partita non è granché: tanti celebrati assi, un solo gol, e come spesso capita intestato alla figurina meno famosa: Renato Cappellini.
Cineteca


1984
Il regista terzino

Nel Deutsche Fußballnationalmannschaft fa capolino un ventiquattrenne del Kaiserlautern: è il regista, ma gioca sul lato sinistro della difesa; col piede mancino telecomanda il pallone. Accade a Varna, nello stadio intitolato a Yuri Gagarin, per un'amichevole tra Bulgaria e Germania. Si sta parlando di Andreas Brehme. Di quell'XI sarà una colonna per dieci anni. Un lungo volo nello spazio, di cui tutti ricordano il gol segnato su calcio di rigore nella finale di Italia '90.



1990
Full Metal Jacket

Si spegne, a Belo Horizonte, Dorival Knipel. Era un centrocampista di stazza, divenuto portiere e soprannominato Yustrich per la somiglianza del suo cappellino con quello che indossava un famoso arquero del Boca. Giocò soprattutto nel Flamengo, poi allenò numerosissimi XI brasileri. Peggio che un sergente di ferro; minacciava i pedatori col revolver, si azzuffava, litigava con tutti. Le caserme erano, al confronto, un paradiso.
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14 febbraio

1932
Geopolitica ed esperimenti

L'Italia non aveva mai giocato a Napoli, ed è accolta con fazzoletti bianchi, botti e calorosissimo entusiasmo. Tutto pari alle attese. Si incontra la Svizzera, per la Coppa Internazionale. Pozzo fa esperimenti geopolitici, e ne schiera tre del Ciuccio: Colombari, Vojak (primo gettone) e Sallustro, l'idolo partenopeo. Partita troppo semplice: tre a zero, ma i napoletani restano a secco. Si porta a casa il pallone Francisco Fedullo (foto), uruguayano, naturalizzato, interno del Bologna. Monsù Poss è stizzito dall'eccessiva arrendevolezza elvetica.
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1962
Il Cabezón

Coppa dei campioni, quarti di finale: gara di andata a Torino. Juventus-Real Madrid, e Comunale stracolmo. Si festeggia Omar Sivori, che esibisce il pallone d'oro (foto). Di Stefano perde i capelli ma non il vizio del gol, e timbra l'uno a zero. Il match è tuttavia ricordato per l'improvviso scatto di Sivori, a gioco fermo, in direzione di Enrique Pérez Díaz «Pachin», conclusa con tremenda incornata. L'arbitro non vede, o - impietosito - finge di non vedere. "Il Real Madrid non è più la squadra di una volta", sentenzia Monsù Poss.
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1973
Due centenari

Cosa fa la Scottish Football Association per festeggiare il proprio centesimo compleanno? Organizza una festa ad Hampden Park. Ospiti d'onore: Inghilterra e Brasile. Il Brazil verrà solo a giugno, l'Inghilterra è puntuale. Tra l'altro, è festa anche per Bobby Moore: centesimo cap. Willie Ormond (foto) invece esordisce sulla panca scozzese. In quell'atmosfera festosa e innevata, gli inglesi maramaldeggiano, alimentando le proprie illusioni. Cinque a zero. Nelle case di Glasgow le luci si spengono prima del solito.


2002
Ciao Nándor

Si spegne, a Budapest, Nándor Hidegkuti. E' fra i pochi pedatori il cui nome sia diventato spiccia allusione al modo di interpretare un ruolo. Quanti centravanti "alla Hidegkuti", dopo Hidegkuti! Il primo falso nueve nella storia del pallone. Era il vero metronomo dell'Aranycsapat. "Tactically, he ran the best team in the world of his time; a great footballer, and a charming and cultivated man" (Rogan Taylor). Ora il suo nome è anche quello dello stadio di Budapest dove gioca l'MTK.


13 febbraio

1893
Il globe-trotter di Budapest

Nasce, a Budapest, Alfréd Schaffer. Gli anni migliori per lui - paradosso del football - coincisero con la Grande Guerra. Furoreggiava negli stadi della Mitteleuropa, e indossò decine di casacche. Un globe-trotter inesausto di reti; giostrò anche per la selezione ungherese tra il '15 e il '19 - quindici partite, praticamente tutte disputate tra Ungheria e Austria, diciassette centri. La maturità e l'esperienza ne fecero un allenatore stimato. Venne in Italia; fu lui a guidare la Roma nell'anno del primo scudetto.
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1911
Studenti a Praga

I giovani ritratti nella foto hanno palesemente l'aria annoiata. Sono studenti, sono di Spalato ma si trovano a Praga, e stanno concludendo la loro giornata  a U Fleků, famosa e antica birreria in centro-città.  Pare abbiano appena assistito al derby tra lo Sparta e lo Slavia. Che fare, si domandano? Idea! Perché non fondare  lo Hrvatski Nogometni Klub Hajduk Split? Detto fatto. Carta e matita. D'ora in poi si gioca a pallone! Non avrà vita facile, l'Hajduk, a motivo della politica e della storia che attraverseranno irriguardose quello spicchio d'Europa. 
1974
Los nervios del Waldstadion

Spagna e Jugoslavia si ritrovano a Francoforte. La posta è alta: prenotare o meno un albergo in terra tedesca per partecipare alla Coppa del mondo. Il torneo di qualificazione ha visto le due squadre chiudere alla pari; parità di punti, parità di differenza reti. Il Waldstadion è un inferno, dai rispettivi paesi sono convenute decine di migliaia di persone. Nervosa e imbrigliata, la Spagna delude. Perde, e non c'è appello. A casa anche questa volta, come nel '70. Il castigatore è Josip Katalinski (foto), grande difensore centrale dello Željezničar di Sarajevo.


2000
L'inviato di Eupalla

Liquidato il Maghreb con sei gol tra quarti e semifinali (tre all'Algeria, tre alla Tunisia), il Cameroon è trascinato da Samuel Eto'o (foto) alla finale di Coppa d'Africa. Si Gioca a Lagos, capitale della Nigeria, contro la Nigeria, imbattuta in casa da secoli. Chi vince, fa il tris di titoli. Match memorabile, due a due (Nigeria in rimonta), si va ai supplementari e poi ai rigori. La spunta il Cameroon, tra le polemiche. Un gol fantasma è stato inviato da Eupalla - sotto forma di penalty non convalidato, ma la sfera era entrata -, affinché anche nell'Africa ingenua se ne conoscano i capricci e i misteri.